SCIENZA

Preziosi campioni lunari conservati da 50 anni: iniziano gli studi

Gas nobili e "Tè di Luna": ecco come vengono studiate le rocce lunari raccolte durante la missione Apollo 17 e aperti oggi dopo 50 anni

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Fonte: NASA/Robert Markowitz

Sono stati aperti per la prima volta, dopo quasi 50 anni, i preziosi campioni lunari prelevati nel dicembre del 1972 durante la missione Apollo 17. Gli scienziati della NASA del Goddard Space Flight Center sono le prime persone a vedere i campioni dell’Apollo 17 dopo Eugene Cernan e Harrison Schmitt, gli astronauti che allora si occuparono di raccoglierli sulla superficie della Luna.

Un lungo viaggio

Tra il 7 e il 14 dicembre 1972, due uomini percorsero oltre 35 chilometri sulla Luna a bordo di un rover appositamente progettato. Raccolsero, in tre missioni della durata di circa 7 ore ognuna, la bellezza di 110 chili di campioni di suolo lunare.

Gli astronauti della missione Apollo 17 tornarono sulla Terra il 19 dicembre dello stesso anno: Schmitt e Cernan furono gli ultimi uomini a mettere piede sulla Luna.

Alcuni campioni lunari della storica missione furono regalati in segno d’amicizia dall’amministrazione Nixon a diversi governi del mondo: uno dei frammenti raccolti da Apollo 17 si trova oggi esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

Il lunghissimo viaggio delle rocce lunari appena tornate alla luce si concluse al Johnson Space Center della NASA, a Houston, in cui sono stati conservate con estrema cura per cinquant’anni – affinché gli scienziati di oggi potessero analizzarle con nuove tecniche e strumenti.

Per farle arrivare al Goddard Space Center e poter iniziare a studiarle ci sono voluti quattro anni: come spiega Julie Mitchell, della missione NASA Artemis, il processo è iniziato nel 2018 ed è stato particolarmente complesso.

Tutto è iniziato dalla progettazione di strutture adeguate allo studio dei campioni, parte dei quali si trova a una temperatura di – 20°C: “Tutto quel che facciamo necessita di molta logistica e complesse strutture, ma aggiungere il freddo a tutto ciò ha reso il processo molto più difficile” spiega Ryan Zeigler, tra gli scienziati che si sono occupati del trasferimento da Houston al Maryland.

Fonte foto: NASA/Robert Markowitz

Il tè di Luna: come si studiano le rocce lunari

Studiare i campioni lunari rimasti sigillati per 50 anni è un’impresa complessa: le rocce vanno manipolate indossando spessi guanti, che vanno infilati all’interno di un freezer mantenuto costantemente a -20°C.

Indagare la composizione e le caratteristiche delle rocce raccolte da Cernan e Schmitt nel 72 è di fondamentale importanza per il futuro dell’esplorazione umana dello spazio, a partire da Artemis, la prossima missione della NASA sulla Luna.

I campioni di Apollo 17 permetteranno agli scienziati di scoprire importanti indizi sulla storia e sulla composizione della Luna. Jamie Elsila, astrobiologa, si sta per esempio occupando di studiare i composti organici contenuti nel suolo lunare, e lo fa tra le altre cose preparando il “Tè di Luna”: “Si mette a bollire il campione nell’acqua, e i composti vengono estratti esattamente come si fa il tè a casa” spiega.

Natalie Curran, invece, sta cercando di ricostruire la storia del suolo lunare a partire dall’indagine dei gas nobili contenuti nel materiale: definire la quantità di questi gas permetterà di comprendere per quanto tempo e in quali circostanze il terreno lunare è stato esposto all’azione dei raggi cosmici.

Entrambe sono in possesso di frammenti di Luna ghiacciati e rocce a temperatura ambiente, per studiare eventuali differenze dovute alla modalità di conservazione. Ed entrambe sono, oggi, parte della missione Apollo: “Sto studiando dei campioni di una vera missione Apollo, e anche se non sappiamo cosa sarà fra 50 anni, sento di essere ancora parte del sogno dell’Apollo di andare sulla Luna” afferma Curran.

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