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Cina, continua il pugno duro: censurate le app degli smartphone

Messe al bando le applicazioni illegali: i negozi online avranno l’obbligo di registrarsi. Una decisione che permetterà a Pechino di avere un maggiore controllo sulla Rete

17 Gennaio 2017 - Prosegue la censura 2.0 in Cina. Dopo aver messo il bavaglio a siti internet, social network e motori di ricerca “occidentali”, il paese che fu di Mao Zedong punta ad aumentare il suo controllo sulla rete. Questa volta a finire sotto la lente di ingrandimento sono le applicazioni.

Il governo di Pechino ha cominciato infatti a chiedere ai numerosi app store di registrarsi presso le autorità competenti. Il provvedimento mira a contrastare il numero elevato di applicazioni illegali. Indubbiamente, la mossa consentirà alla Cina anche di analizzare preventivamente i contenuti delle applicazioni che i negozi online rilasciano al pubblico. Ad annunciare la decisione è stata la Cyberspace Administration of China, secondo cui le nuove regole sono state varate per proteggere i consumatori dalle app fraudolente. Al momento però rimangono nel mistero i metodi di indagine che le autorità di cinesi useranno nelle loro valutazioni.

La nuove regole per contrastare i negozi online illegali

Con questa scelta Pechino dunque mira a rafforzare il suo robusto “Great Firewall of China”, scandagliando le migliaia di applicazioni che affollano i circa 200 app store. Il numero così alto è dato anche dal fatto che il Google Play Store non è autorizzato a operare sui dispositivi mobili cinesi, nonostante Android lo sia. Questo ha portato molti utenti del robottino verde ad affidarsi a soluzioni esterne che spesso si sono dimostrate pericolose. Secondo infatti quanto riporta Cheetah Mobile Security, un’azienda di Pechino, la Cina è il paese che maggiormente viene colpito da malware. L’alto tasso di infezioni è anche causato da questi negozi online e siti internet che, non avendo nessun obbligo, ospitano spesso software dannosi.

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