SCIENZA

Battuto un altro triste record negli Stati Uniti: è un segnale allarmante

Il cambiamento climatico mostra le sue conseguenze anche negli Stati Uniti, dove è stato registrato l'inverno più caldo di tutti i tempi: ecco che cosa sappiamo.

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Proprio come accaduto anche in Italia, negli Stati Uniti l’inverno è stato davvero particolare: gli esperti hanno registrato temperature da record, un altro triste segno del cambiamento climatico e delle sue conseguenze negative. Una stagione invernale così calda non si era mai verificata prima, e gli effetti sono stati drammatici, con pericolosi incendi e alluvioni violente. Ecco che cosa sappiamo.

Stati Uniti, l’inverno più caldo di sempre

Si parla tanto di riscaldamento globale, ma quali sono gli effetti che tutto ciò ha sul nostro pianeta? Quando gli scienziati lanciano l’allarme sullo scioglimento dei ghiacciai o sull’aumento del livello del mare, sembrano tutte conseguenze molto lontane dalla nostra quotidianità. Ma il continuo crescere delle temperature è ben più tangibile nella vita che conduciamo tutti i giorni: basti pensare alla scorsa estate, probabilmente la più rovente che la maggior parte di noi abbia mai vissuto. Purtroppo, l’inverno non è stato da meno.

Negli Stati Uniti, si è battuto un triste record: quello appena trascorso è stato il più caldo mai registrato, con temperature medie di ben 3,1°C. Se a prima vista potrebbe non sembrare poi così tanto, bisogna pur considerare che questa temperatura è di ben 3°C al di sopra della media stagionale del 20esimo secolo. In particolare 8 Paesi dell’Upper Midwest, del Nordest e della regione dei Grandi Laghi hanno vissuto l’inverno in assoluto più bollente mai visto, soprattutto a causa dell’anomalo andamento di El Niño, la corrente oceanica che influisce enormemente sul clima.

Le drammatiche conseguenze

Purtroppo, questo inverno da record (che potrebbe apparire piacevole, grazie alle temperature primaverili) ha delle notevoli ripercussioni sul nostro pianeta. E non sono affatto positive. Negli Stati Uniti, verso la fine di febbraio si è scatenato un violentissimo incendio che, in breve tempo, è diventato il più grande nella storia del Texas: sono stati bruciati più di 400mila ettari di boschi, comportando una perdita incredibile e provocando alcune vittime. Il fuoco si è addirittura spinto sino ai confini con l’Oklahoma.

Le temperature elevate hanno poi causato un altro sconvolgimento climatico: nella regione dei Grandi Laghi, la copertura di ghiaccio ha raggiunto il minimo storico del 2,7% proprio nel periodo in cui solitamente si registra il picco. Ciò impatta in numerosi ambiti: dall’economia, a causa dell’impossibilità di praticare attività sportive sul ghiaccio, alla geomorfologia, per via dell’erosione costiera non più contenuta dalla calotta glaciale. Anche i pesci ne hanno risentito, non potendo contare sulla protezione del ghiaccio per difendersi dai predatori durante la stagione della deposizione delle uova.

Infine, un’ulteriore conseguenza riguarda il meteo. In molte regioni degli Stati Uniti, quest’inverno è stato particolarmente secco: il mese di febbraio è stato classificato come il terzo più colpito dalla siccità nella storia. Tuttavia, il cambiamento climatico ha provocato anche effetti “paradossi”, come lo sviluppo di forti venti, di temporali violentissimi e di pericolose inondazioni, con derive drammatiche come frane e interruzione di corrente. Tutto ciò non può che spaventarci: ci avviciniamo sempre più al disastro climatico, e secondo gli esperti rimarrebbe poco tempo per fare un passo indietro.

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