SCIENZA

Come si chiamano i rover su Marte e quanti sono

Nella raccolta delle informazioni sul pianeta rosso, i robot sono stati uno strumento fondamentale ed i primi ad esplorarlo: cose da sapere sui rover su Marte.

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Nell’era della robotica e del digitale, i primi ad aver esplorato il pianeta Marte sono proprio i robot, che negli anni sono riusciti a raccogliere informazioni e dati molto preziosi. I rover su Marte sono stati quindi un importantissimo strumento per le potenze mondiali, dalla Russia agli Usa, ma anche Europa, India e Cina. Tra le dozzine di sonde inviate dagli anni 60 ad oggi sul pianeta rosso, infatti, i rover hanno ricoperto un ruolo fondamentale.

La storia dei rover su Marte

Il primo rover su Marte in assoluto si chiamava PrOP-M, e venne spedito sul pianeta rosso legato alla sonda russa Mars 3, che lo controllava e alimentava. Una missione che durò veramente pochissimo, una manciata di secondi, in quanto dopo l’atterraggio le comunicazioni furono perse, per cause sconosciute. Tuttavia grazie a questa missione l’Agenzia spaziale sovietica potè fregiarsi di essere stata la prima a sbarcare sul pianeta rosso.

Da allora però nessun veicolo approdò più sulla superficie del pianeta, sebbene molti vi si avvicinarono per effettuare misurazione e monitorarlo. Solo dal 1997 prese il via la vera e propria esplorazione di marte, attraverso dei rover indipendenti. Ad esempio Sojourner, seguito poi da Opportunity e Spirit, e fino a Curiosity.

Il Rover Sojourner

Il primo rover su Marte che riuscì nell’intento di spostarsi sulla superficie del pianeta fu il Sojourner, nell’ambito della missione Mars Pathfinder. In 65 centimetri di lunghezza e di una lentezza quasi esasperante, se si pensa agli standard moderni, fu comunque l’apparecchio che spianò la strada ai rover più moderni. In realtà questa macchina conteneva della tecnologia all’avanguardia: i retrorazzi per l’atterraggio, in modo da renderlo il più dolce possibile, erano molto innovativi per quel tempo, così come il sistema a base di airbag per attutire l’impatto, che si gonfiano a 360 metri dalla superficie e che avvolgono completamente la sonda, in modo da assorbire l’urto.

Questo rover aveva anche a bordo degli strumenti scientifici in grado di analizzare le rocce, come lo spettrometro Alpha Proton X-ray Spectrometer (APXS), in grado di determinare la composizione chimica degli oggetti. In base alla sua programmazione, questo rover su Marte avrebbe dovuto durare massimo un mese, invece rimase operativo per quasi tre mesi, percorrendo un centinaio di metri.

Le nuove frontiere: i rover Spirit e Opportunity

Dopo il primo l’esplorazione del pianeta rosso subì una battuta di arresto, con un periodo costellato di fallimenti per i Rover NASA su Marte. L’agenzia statunitense sbagliò infatti due delle tre missioni successive e questo mise a rischio il progetto, tanto che l’agenzia concentrò molti fondi su una doppia missione, denominata Mars Exploration Rover, che puntava a inviare su Marte due sonde gemelle da mandare sulla superficie di Marte, con la speranza che almeno una riuscisse ad atterrare.

Questa volta fu un vero successo: entrambi i rover riuscirono ad atterrare e rimasero a operare sul pianeta per tempi molto lunghi: considerando che la loro vita programmata era di tre mesi, Spirit durò 6 anni mentre Opportunity su Marte rimase per ben 15 anni.

Le due sonde erano un’evoluzione di Sojourner. Avevano una massa di 185 kg, ma avevano lo stesso sistema di protezione termica per l’ingresso in atmosfera del loro predecessore. Vennero invece cambiati i materiali degli airbag, con altri più resistenti. Una volta giunti su Marte i due rover furono in grado, negli anni, di rivoluzionare la conoscenza del pianeta, soprattutto dal punto di vista geologico. Fu però Opportunity a raggiungere i risultati migliori. Esso atterrò infatti in una zona molto più interessante, ricca di rocce stratificate. La sonda fu in grado di esplorare ben 45,16 km, comprendendo il cratere Eagle, Endurance, Victoria e il cratere Endeavour.

Un cambio di passo: Curiosity

Vi fu poi Curiosity, su Marte, un rover che definì un notevole incremento della complessità della missione e soprattutto del suo ritorno scientifico. La sonda era molto più grossa, pesava 900 chili, e per l’atterraggio si studiarono sistemi più sofisticati. Anche i sistemi elettrico, energetico e termico furono rivoluzionati, con un generatore termoelettrico funzionante a radioisotopi, attivo giorno e notte. Questo rover, che è ancora attivo, consente di fare esperimenti scientifici importanti.

L’ultima frontiera: il rover Perseverance

L’ultima missione elaborata dalla NASA per esplorare Marte è denominata Mars 2020, e si basa sul lavoro del rover Perseverance. Il lancio è stato fatto il 30 luglio del 2020, e l’arrivo del rover su Marte è stato il 18 febbraio del 2021. Questa sonda è un’evoluzione di Curiosity e ne migliora le performance, oltre che a diminuirne i costi.

Esso è dotato anche di un elicottero denominato  Ingenuity. Il rover ha, come il suo predecessore, un generatore termoelettrico a radioisotopi, che si basa sul decadimento del plutonio. Il sistema di atterraggio è invece stato perfezionato, con l’inserimento di due evoluzioni, denominate “Range Trigger” e “Terrain-Relative Navigation”. Obiettivo della missione è quello di passare al setaccio il passato del pianeta alla ricerca di tracce eventuali di vita biologica. Verranno poi stoccati cambioni geologici che successivamente dovranno essere analizzati.

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