SCIENZA

Il fumo pericoloso: ecco cosa sta succedendo al nostro Pianeta

Una nuova ricerca scientifica ha messo in luce come il fumo degli incendi sia in grado di velocizzare il riscaldamento globale

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Sono purtroppo una costante dei telegiornali estivi e non risparmiano alcuna parte del mondo. Gli incendi devastano aree sempre più grandi nel corso della bella stagione e per il problema non sembra al momento esserci una valida soluzione. Come se non bastasse, il fumo di questi roghi può avere conseguenze ancora più devastanti.

A lanciare l’allarme è stato un nuovo studio scientifico, curato in particolare dalla Washington University di Saint Louis. Secondo questa ricerca, proprio nel fumo tende a intrappolarsi una quantità sorprendente di calore, un dettaglio a cui finora non si era prestata la giusta attenzione. Questo vuol dire che la Terra rischia di riscaldarsi più del previsto.

Le analisi del fumo degli incendi

Il riscaldamento globale è un argomento sempre più dibattuto e che gli incendi potrebbero accentuare. Tra l’altro, queste fiamme sono destinate a diventare più violente e frequenti nel corso dei prossimi anni a causa proprio del cambiamento climatico. Sfruttando un aereo in dotazione alla NASA, gli scienziati hanno trasformato il velivolo in un laboratorio mobile, eseguendo una serie di analisi del fumo di tre specifici roghi provocati dai fulmini. Nel dettaglio, questi eventi avevano rovinato per sempre intere porzioni degli Stati Uniti Occidentali nel 2019. La scoperta più sensazionale dello studio ha a che fare con una caratteristica delle fiamme.

Si sta parlando di una particella presente nel fumo, meglio nota come “carbonio marrone scuro organico”. Quest’ultimo riesce ad assorbire gran parte del calore, un po’ come accade con la fuliggine ad alta temperatura lungo i bordi anteriori degli incendi. I campioni presi in esame dagli esperti si trovavano tutti a circa tre chilometri dalle aree selezionate per approfondire i roghi americani. Queste particelle in grado di accentuare il riscaldamento globale sono comunque difficili da rilevare. Per avere un’idea più chiara della situazione che si è venuta a creare, si può fare un confronto.

Fumo e non solo

Le particelle presenti nel fumo sono più numerose rispetto ad altre più “celebri”, vale a dire quelle di carbone nero che, allo stesso modo, influenzano il cambiamento climatico rappresentando il secondo maggior “contributo” al riscaldamento del pianeta dopo l’anidride carbonica. In base agli studi effettuati finora, il carbonio marrone scuro sarebbe quattro volte più abbondante e gli effetti finali si possono facilmente immaginare. Alla nuova ricerca scientifica, tra l’altro, hanno collaborato anche l’agenzia spaziale NASA e la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Le prossime analisi saranno piuttosto complicate, in poche parole è l’incertezza a regnare sovrana in questo caso.

Le particelle che si trovano nel fumo e che aumentano il riscaldamento globale sono già incluse nei modelli climatici esistenti, ma le loro conseguenze non sono note. In genere, i modelli attuali tendono a ignorare o respingere il carbonio organico, bollandolo come “insignificante” rispetto al carbonio nero. Le osservazioni sul campo raccontano però qualcosa di diverso, in più le nuove particelle hanno una peculiarità da non mettere in secondo piano. In effetti, resistono molto bene allo sbiancamento indotto dalla luce, un processo naturale che dovrebbe privare il carbonio marrone della sua capacità di assorbire il calore, di solito entro un giorno dal rilascio in atmosfera.

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