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Nuovo studio sugli oceani a rischio Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Riscaldamento globale, oceani a rischio: (forse) si può evitare la catastrofe

Evitare che negli oceani a rischio ci sia una perdita devastante di biodiversità marina è possibile, come emerso in un nuovo studio scientifico

Oceani a rischio: bastano queste tre semplici parole per far scattare l’allarme; non certo una novità, ma un pericolo da approfondire di volta in volta, per non sottovalutare il problema. Non è un caso, dunque, che ci sia stato in questi giorni uno studio ad hoc sull’argomento, il cui titolo non è per nulla promettente: “Evitare che il cambiamento climatico causi l’estinzione di massa degli oceani".

Questi mari sono sempre più caldi, ormai non ci sono dubbi in merito. Sulla rivista “Science", Justin Penn e Curtis Deutsch dell’Università di Washington hanno provato a infondere un minimo di ottimismo, ricordando comunque come, con le emissioni attuali, le perdite di biodiversità marina rispecchieranno già ora l’impatto che l’uomo dovrebbe avere sulla stessa verso il 2100.

Il rimedio esiste e viene messo in evidenza da più tempo per una risoluzione almeno parziale del problema. Si sta parlando delle riduzioni delle emissioni di gas serra, fondamentali per gli oceani a rischio e per scongiurare appunto l’estinzione di massa di tantissime specie. Un’inversione di rotta, come emerge dallo studio, porterebbe a un incoraggiante -70% per quel che riguarda questi rischi. Il futuro, dunque, non è già stato scritto, però l’impegno serve da subito. La quantità di anidride carbonica che d’ora in avanti andremo a immettere in atmosfera sarà cruciale. Ma cosa potrebbe succedere in concreto alle specie marine?

L’importanza dei fossili marini

Negli oceani a rischio si verificano situazioni molto particolari, non ultima l’emersione dalle profondità di tantissimi animali in pieno orario notturno. Il comportamento delle specie è cambiato molto nel corso del tempo e, per avere un quadro più chiaro, Penn e Deutsch si sono affidati ai dati fisiologici e ai modelli di cambiamento climatico. C’è stato poi un confronto con quelle che erano le informazioni sulle estinzioni del passato, con i fossili che hanno avuto un ruolo essenziale in questo caso. Già negli anni scorsi i due ricercatori si erano dedicati ad argomenti simili e quindi si sono trovati praticamente obbligati a completare i loro approfondimenti.

Biodiversità in evidente difficoltà

Gli incroci di dati hanno riguardato l’estinzione di massa avvenuta nel Permiano, per la precisione 250 milioni di anni fa, il riscaldamento climatico e la perdita costante di ossigeno negli oceani. La distribuzione attuale delle specie presenti negli oceani a rischio e quanto avvenuto tantissimo tempo fa stanno seguendo in pratica lo stesso schema. In poche parole, quando le temperature delle acque si innalzano e l’ossigeno tende a calare, l’abbondanza di biodiversità marina cala vistosamente. Bisognerà tenere sotto controllo proprio i due fattori appena elencati.

Da qualche tempo è stato appurato che il mondo ha praticamente un quinto oceano, peccato che quelli a rischio siano una notizia di più stretta attualità. L’acqua calda, in particolare, causa una circolazione molto più lenta, ridimensionando al tempo stesso l’apporto di ossigeno nelle profondità. Le specie marine sanno abituarsi dal punto di vista fisiologico a questi cambiamenti, anche se una situazione del genere non può durare all’infinito. Gli allarmi vengono lanciati quasi quotidianamente, gli strumenti a disposizione per evitare una catastrofe ci sono tutti, rimane soltanto la loro applicazione in tempi rapidi.

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