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Google Maps per stanare gli evasori: come funziona

L'evasione fiscale è un grosso problema in tutta Europa e alcuni Paesi UE stanno cercando di usare l'intelligenza artificiale per scovare le proprietà di lusso non dichiarate.

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Fonte: Shutterstock

Sta suscitando non poca preoccupazione la notizia, che arriva dalla Francia, secondo cui l’equivalente francese della nostra Agenzia delle Entrate sta usando anche Google Maps (per essere precisi si tratta di Google Earth) per trovare dall’alto le proprietà di lusso non dichiarate dai contribuenti.

Per proprietà di lusso si intendono soprattutto le piscine, ma anche case di grande dimensioni, campi da tennis e altri manufatti visibili dal satellite. Manufatti che, a volte, i cittadini non dichiarano (o dichiarano parzialmente, mentendo sulle dimensioni) al fine di non pagare pesanti tasse comunali o nazionali. La piattaforma satellitare di Google, quindi, sarebbe usata per fare una prima verifica automatizzata su dove sono localizzate le proprietà di lusso ma tale verifica richiede poi una successiva contro verifica da parte di un ispettore umano. Le preoccupazioni in merito ad un sistema del genere riguardano anche la privacy, perché si parla un po’ superficialmente di “Fisco che controlla dall’alto“. Come stanno veramente le cose?

Google Earth e il Fisco francese

Premettiamo subito che alcune autorità locali francesi usano Google Maps, Google Earth o altre piattaforme simili già dal 2017, ma in via sperimentale. La notizia recente è che dalla sperimentazione a breve in Francia si passerà all’uso massiccio di Google Earth per identificare dall’alto i manufatti che vanno dichiarati al Fisco.

Lo si farà in modo automatizzato: un algoritmo passerà al vaglio il database di immagini di Google Earth per cercare gruppi di pixel che “assomigliano” a piscine, campi da tennis e altro. I risultati di questa scansione verranno poi confrontati con i dati sui contribuenti presenti nei database della locale Agenzia delle Entrate: se da Earth risulta una piscina, della quale però il Fisco non sa nulla, allora si accende un campanello d’allarme.

Il campanello porta poi ad una verifica da parte di un umano, che prende in mano l’immagine incriminata e cerca di capire se, effettivamente, l’algoritmo ci ha azzeccato indicando il bene di lusso. Se l’algoritmo ha sbagliato finisce tutto qui, se ha ragione scatta il controllo fisico sul posto, se il responso non è chiaro si fanno ulteriori indagini.

Questa procedura non solo avrebbe l’avallo dell’Unione Europea, ma persino l’appoggio economico di Bruxelles che è pronta a finanziare progetti digitali di questo tipo per combattere l’evasione fiscale.

Funziona?

I primi risultati di questo nuovo sistema di vigilanza fiscale non sono ottimi: l’algoritmo sbaglia abbastanza spesso, anche perché la risoluzione delle immagini elaborate non è altissima. Provate a fare uno zoom massimo su casa vostra su Maps o Earth e vi renderete conto che non è sempre facile distinguere una piscina di non grandi dimensioni da un tetto azzurro, specialmente se intorno ci sono alberi o muri alti. E questo già basta a spegnere anche ogni polemica sulla privacy.

Ciò non vuol dire che il sistema non possa essere migliorato, anche perché le immagini satellitari diventano anno dopo anno più definite, mentre la capacità di elaborazione dei computer cresce senza sosta e gli algoritmi vengono affinati di continuo.

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