SCIENZA

Un'incredibile scoperta a Paestum: emersi dagli scavi due nuovi templi greci

Nuovi scavi condotti nel sito archeologico di Paestum, in Campania, hanno regalato qualcosa di sorprendente: sono riemersi i resti di due antichi templi greci.

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Il sito archeologico di Paestum, situato lungo la costa salernitana in Campania, racchiude i resti di un’antica città della Magna Grecia: affacciata sul mare, venne fondata all’incirca nel VII secolo a.C. e, in seguito, conquistata dai Romani. Si tratta di una delle più preziose testimonianze della presenza greca nel nostro Paese e a quanto pare ha ancora molto segreti da rivelarci. Da nuovi scavi, infatti, sono emersi due antichi templi (uno dei quali finora sconosciuto).

Nuova scoperta archeologica a Paestum

Proprio come accade a Pompei, dove ormai da anni si continua a lavorare per esplorare aree ancora intatte dell’antica città, anche presso il sito archeologico di Paestum hanno di recente ripreso gli scavi. Il nuovo cantiere riguarda la zona occidentale della città, quella che si trova a ridosso della cinta muraria e si affaccia sul mar Tirreno. Finora, poche le indagini che hanno coinvolto quest’area: i lavori hanno così permesso di fare una scoperta davvero importantissima, riportando alla luce i resti di ben due antichi templi d’origine greca, che ci raccontano una storia estremamente interessante.

A rendere noto il ritrovamento è il Ministero della Cultura, con una nota che riporta le parole del ministro Gennaro Sangiuliano: “Le recenti scoperte confermano quanto a Paestum ci sia ancora molto da fare sul fronte degli scavi, della ricerca e anche sul piano della valorizzazione. Dopo decenni di inerzia, il Ministero della Cultura sta dando impulso a notevoli iniziative”. I lavori, che hanno portato alla luce i resti dei due templi, ci offrono nuovi indizi sulle origini e sullo sviluppo urbanistico dell’antica città della Magna Grecia e in particolare sull’evoluzione dell’architettura dorica a Paestum.

Paestum, i due templi greci

Ma che cosa hanno ritrovato gli archeologi? Si tratta dei resti di ben due templi dorici: il primo è stato in realtà scoperto nel 2019, ma i lavori di indagine su di esso hanno avuto inizio soltanto un anno e mezzo fa. L’edificio, un santuario risalente probabilmente al V secolo a.C., è considerato un assoluto unicum dell’architettura templare di ordine dorico. Di esso si conservano porzioni dello stilobate, ovvero il basamento su cui poggiavano le colonne, e del crepidoma, l’insieme dei gradini su cui veniva costruito il tempio. Le analisi hanno suggerito agli esperti che la struttura doveva avere un porticato di 4×6 colonne.

Ciò che però ha sorpreso gli archeologi è stato il ritrovamento di 14 capitelli dorici frammentari (assieme ad altri materiali architettonici), reimpiegati probabilmente a scopo rituale. Sebbene simili nelle dimensioni a quelli del tempio in questione, i capitelli sono di tipologia differente: questo significa che appartenevano ad un altro edificio, un tempio risalente al VI secolo a.C. – epoca in cui venne costruito il Tempio di Hera I, uno dei maggiori di Paestum, che in effetti presenta capitelli praticamente identici a quelli appena rinvenuti.

“Questi eccezionali rinvenimenti, che aggiungono nuovi fondamentali tasselli alla ricostruzione della storia arcaica della colonia magnogreca di Poseidonia, documentano le molteplici fasi costruttive di un santuario situato in una zona liminare, in prossimità della costa da cui i coloni stessi erano giunti alcuni decenni prima ed edificato in epoca arcaica prima ancora che la città fosse dotata di un circuito difensivo” – ha affermato Tiziana D’Angelo, direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia.

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