SCIENZA

La più grande mappa 3D dell'universo svela una "nuova fisica" dell'energia oscura

La trasformazione della conoscenza umana dell'universo è in atto: ecco perchè i dati raccolti da questa mappa 3D sono così importanti

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Fonte: 123RF

È stata realizzata la mappa in 3D più grande dell’universo. Tutto ciò è stato possibile grazie ai risultati del primo anno di survey del Dark Energy Spectroscopy Instrument (Desi). Si è proceduto, inoltre, a misurare l’espansione nell’arco compreso tra 11 e 8 miliardi di anni fa. A sorprendere, inoltre, è stato il grado di precisione, migliore dell’1%. Tutto ciò si traduce in un vasto agglomerato di informazioni cruciali per lo studio dell’energia oscura.

Mappa 3D

È terminato il primo anno operativo del Dark Energy Spectroscopy Instrument. Ma cosa si intende quando si parla di Desi? Si tratta di un progetto che mira allo sviluppo di una mappa 3D del cielo. Tutto ciò per garantire un’analisi del ruolo dell’energia oscura. Quest’ultima è avvolta nel mistero e responsabile dell’espansione dell’universo.

Non è mai stata vantata una precisione di questo livello, come quella garantita dallo strumento posto in cima al telescopio Mayall. Siamo presso il Kitt Peak National Observatory in Arizona, negli Stati Uniti, dove i dati raccolti potrebbero garantire una vera e propria svolta nella comprensione che l’uomo ha dell’universo.

Di fatto si procede allo studio della luce che viene generata da oggetti celesti estremamente distanti. Il tutto per tracciare quella che è l’antica storia dell’espansione del cosmo, a partire da 11 miliardi di anni fa e fino a oggi. Ecco le parole di Michael Levi, direttore di Desi: “Siamo enormemente orgogliosi dei dati ottenuti. Hanno prodotto dei risultati cosmologici all’avanguardia su scala globale. Sono i primi a emergere dalla nuova generazione di esperimenti che vengono condotti sull’energia oscura“.

I risultati

Michael Levi ha spiegato come sia stato evidenziato un accordo di base con il nostro modello migliore dell’universo. Questo è un primo riscontro: “Stiamo però anche osservando delle differenze potenzialmente interessanti. Non è da escludere che possano indicare una vera e propria evoluzione dell’energia oscura nel corso del tempo. Non vediamo l’ora di analizzare l’insieme di dati triennale, perché certe differenze potrebbero sparire o meno con l’aumentare dei dati”.

Il modello standard dell’universo cui facciamo riferimento è noto come Lambda-Cdm. Include tanto la materia oscura fredda quanto l’energia oscura. Insieme procedono a condizionare il modo in cui il cosmo si espande, ma lo fanno in maniera opposta. La materia oscura, infatti, rallenta l’espansione. L’energia oscura, invece, la velocizza. La quantità di una o l’altra, dunque, influenza in maniera evidente l’evoluzione dell’universo.

Combinando i dati di Desi con quelli di altri studi, sono state evidenziate delle piccole differenze con Lambda-Cdm. Il survey avrà una durata totale di cinque anni, nella speranza che la totalità dei dati consenta di ottenere spiegazioni alternative ai dati osservati. Dovessero essere comprovate delle differenze, si procederà alla modifica del modello attuale. Una vera e propria rivoluzione potenziale, dunque.

Le misure dell’espansione dell’universo, nelle fasi più antiche, ovvero di oltre 8 miliardi di anni fa, sono estremamente difficili da compiere. Il fatto che Desi abbia ottenuto misure di precisione doppia rispetto al predecessore, basta a sottolineare la grandiosità dell’esperimento condotto. Se a ciò si aggiunge il fatto che lo Sloan Digital Sky Survey’s Boss/eBoss, il predecessore appunto, abbia impiegato un decennio, il risultato parla da sé.

Tutto ciò è stato possibile grazie al ricorso ai quasar, più che alle semplici galassie, così da estendere la stima delle oscillazioni acustiche dei barioni. Ecco il commento in merito di Andreu Font-Ribera, uno degli scienziati di Desi: “Utilizziamo i quasar come retroilluminazione per vedere l’ombra del gas che si frappone tra noi e loro, sostanzialmente”.

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