SCIENZA

Pfas, cosa sono e dove si trovano: i prodotti di uso quotidiano più contaminati

I Pfas sono dei composti chimici estremamente resistenti, spesso impiegati nella produzione di oggetti d'uso comune: cosa si è scoperto con una recente indagine?

Pubblicato:

Fonte: 123RF

I Pfas sono sostanze chimiche ampiamente utilizzate in diversi prodotti di uso quotidiano, ma la loro presenza solleva gravi preoccupazioni per la salute e l’ambiente. Resistenti alla degradazione, questi composti si accumulano nel tempo, contaminando acqua, cibo e materiali di consumo. Quali sono gli oggetti più a rischio e come possiamo proteggerci dalla loro esposizione? Ecco cosa dice la scienza su questi inquinanti e le ultime normative europee in materia.

Cosa sono i Pfas e perché destano preoccupazione

I Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) sono un gruppo di oltre diecimila composti chimici sintetici utilizzati in numerosi settori industriali per le loro proprietà idrorepellenti, antimacchia e antiaderenti. Questi inquinanti sono particolarmente problematici per l’ambiente e la salute umana, poiché sono caratterizzati da una resistenza chimica estrema che ne impedisce la naturale degradazione, portandoli ad accumularsi nel tempo nelle acque, nel suolo e persino negli organismi viventi.

Dal punto di vista sanitario, l’esposizione a queste sostanze è stata associata a diverse patologie, tra cui disturbi metabolici, alterazioni del sistema endocrino, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori. Inoltre, i Pfas inquinanti possono compromettere il sistema immunitario, aumentando la suscettibilità alle infezioni.

Dove si trovano i Pfas

Le sostanze perfluoroalchiliche sono ampiamente diffuse nella vita quotidiana a causa della loro presenza in una vasta gamma di prodotti di consumo e materiali industriali. Questi composti vengono impiegati principalmente per rendere i materiali impermeabili all’acqua e ai grassi, migliorandone le prestazioni in determinati utilizzi. Tra i prodotti più comuni che possono contenere Pfas troviamo gli utensili da cucina antiaderenti, come pentole e padelle con rivestimento in teflon, imballaggi alimentari, tessuti impermeabili, prodotti per la cura personale, come alcuni tipi di filo interdentale, cerotti e cosmetici, schiume antincendio, utilizzate in aeroporti e basi militari.

L’accumulo di tali sostanze negli organismi umani avviene principalmente attraverso l’acqua potabile contaminata, il cibo confezionato con materiali contenenti Pfas e l’inalazione di particelle disperse nell’aria. In alcuni casi, il contatto diretto con superfici trattate può favorire il trasferimento dei composti sulla pelle.

Segnalati oggetti di uso quotidiano contaminati, l’indagine

Un’inchiesta internazionale condotta su 229 prodotti di largo consumo ha rivelato dati preoccupanti sulla diffusione dei Pfas nei tessuti e in altri materiali di comune utilizzo. Lo studio, che ha coinvolto diverse organizzazioni di tutela dei consumatori, ha rilevato che il 30% dei prodotti analizzati conteneva Pfas, nonostante molte di queste sostanze siano state già vietate o saranno soggette a restrizioni più severe nei prossimi anni.

In particolare, sono stati individuati Pfas negli alimenti attraverso la presenza di fluoro organico nei materiali a contatto con il cibo, come le bustine da tè e i sacchetti per popcorn da microonde. Non solo: alti livelli di contaminazione si trovano anche nei tessili per la casa, come tovaglie antimacchia e cuscini impermeabili, oltre che in alcuni prodotti per la cura della persona, tra cui cerotti sportivi e intimo mestruale.

Normativa e divieti, cosa dice il regolamento europeo

La crescente preoccupazione per gli effetti dei Pfas sull’ambiente e sulla salute ha spinto l’Unione Europea a intervenire con norme più stringenti. Il nuovo regolamento Ue Pfas 2024/2462, che entrerà in vigore nel 2026, limiterà ulteriormente l’uso di questi composti in diversi settori, compresa la produzione di tessili, imballaggi per alimenti e cosmetici. Nonostante le restrizioni, la contaminazione da Pfas resta un problema diffuso, in particolare in Italia, dove non esiste ancora una legge nazionale che ne vieti l’uso su larga scala.

Come ridurre l’esposizione ai Pfas

Mentre le autorità lavorano per rafforzare la normativa Pfas e si cercano alternative ecologiche, magari ispirate al mondo animale, i consumatori possono adottare alcune precauzioni per limitare il contatto con queste sostanze, ad esempio evitando di usare pentole antiaderenti in teflon danneggiate, che possono rilasciare Pfas negli alimenti. Quindi preferire imballaggi alimentari alternativi, come carta non trattata o contenitori in vetro, scegliere prodotti senza Pfas, verificando le etichette e prediligendo marchi che adottano soluzioni sostenibili. Può essere utile anche utilizzare filtri per l’acqua potabile, in grado di rimuovere tracce di contaminanti.

La consapevolezza sull’impatto di queste sostanze e le scelte informate dei consumatori possono contribuire a ridurre la presenza di Pfas nella vita quotidiana, al contempo favorendo una produzione più responsabile e rispettosa dell’ambiente.

© Italiaonline S.p.A. 2025Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963