Sul Gran Paradiso stanno scomparendo gli stambecchi: cosa sta succedendo
Stambecchi a rischio sul Gran Paradiso, faticano sempre di più a sopravvivere per scarsità di neve e nutrienti: è una situazione legata al cambiamento climatico
Il Parco Nazionale Gran Paradiso custodisce da secoli uno dei simboli più rappresentativi delle Alpi: lo stambecco. Questo animale ha attraversato periodi critici nel passato, sfuggendo al rischio di estinzione grazie a interventi mirati di tutela. Tuttavia, oggi una nuova minaccia incombe su di lui: cambiamento climatico e fauna alpina sono sempre più legati in un destino comune, e la sopravvivenza degli stambecchi appare incerta.
Stambecchi a rischio a causa della crisi climatica
Negli ultimi trent’anni, la popolazione dello stambecco Gran Paradiso ha subito un drastico calo. Se negli anni Novanta si contavano circa 5.000 esemplari, oggi la cifra si è quasi dimezzata, con appena 2.700 individui censiti. Questo declino preoccupa gli esperti, che individuano nella diminuzione della neve sulle Alpi e nel conseguente impoverimento della vegetazione uno dei principali fattori di rischio.
A prima vista, potrebbe sembrare che la riduzione del manto nevoso avvantaggi lo stambecco, un animale più pesante e meno agile rispetto ai camosci. Eppure, le conseguenze indirette sono devastanti: meno neve significa meno acqua, e meno acqua si traduce in pascoli sempre più poveri di nutrienti. Questo fenomeno incide soprattutto sui piccoli, che nei primi mesi di vita hanno bisogno di un’alimentazione ricca per crescere sani e robusti. Oggi, solo uno stambecco su tre riesce a superare la fase di svezzamento, mentre in passato il tasso di sopravvivenza era del 70%.
Un problema genetico e ambientale
Un altro elemento critico è la biodiversità montana. Lo stambecco Gran Paradiso presenta una bassissima variabilità genetica: ciò lo rende particolarmente vulnerabile ai cambiamenti ambientali. L’adattamento è una sfida complessa, soprattutto considerando che l’unica via di fuga per la specie è spostarsi a quote sempre più elevate, alla ricerca di condizioni più favorevoli.
Tuttavia, qui il problema si complica ulteriormente: a quote più alte non si trovano più sufficienti habitat per garantire la sopravvivenza degli stambecchi, e l’aumento delle attività turistiche, come lo sci di fondo, limita ulteriormente gli spazi disponibili.
Gli effetti del cambiamento climatico sulla fauna alpina
Gli stambecchi a rischio non sono gli unici a soffrire per i mutamenti climatici. Anche i camosci stanno subendo una drastica riduzione della popolazione: da 9.000 esemplari censiti trent’anni fa, oggi ne rimangono circa 5.600. Un segnale allarmante che testimonia l’impatto del riscaldamento globale sulla biodiversità in quota.
A differenza degli stambecchi, alcune specie hanno trovato modo di tornare: il gipeto, uno dei più grandi rapaci europei, estinto in Italia dal 1913, ha ricominciato a nidificare nel Parco Nazionale Gran Paradiso e nelle zone circostanti dal 2011, offrendo un barlume di speranza per il ripristino dell’equilibrio naturale.
Quali soluzioni per il futuro?
Il trend attuale prevede un ulteriore aumento delle temperature e una progressiva diminuzione della popolazione di stambecchi. Se le condizioni ambientali continueranno a mutare con questa velocità, l’unica soluzione sarà aiutare la specie a trovare nuovi habitat e garantire loro protezione dai rischi antropici. La conservazione passa anche dalla gestione del turismo, che in alcune aree rischia di peggiorare la situazione anziché migliorarla.
Nel Parco del Monviso, ad esempio, gli stambecchi stanno mantenendo numeri più stabili, probabilmente grazie a condizioni ambientali leggermente migliori. Tuttavia, senza interventi mirati, il declino della popolazione potrebbe diventare irreversibile anche in queste zone.
Il destino degli stambecchi a rischio è legato alla capacità dell’uomo di affrontare i cambiamenti climatici in maniera consapevole e responsabile. Proteggere le Alpi significa difendere una specie simbolo, così come l’intero ecosistema montano, garantendo la sopravvivenza di una biodiversità che, oggi più che mai, è messa a dura prova dalle conseguenze del riscaldamento globale.