SCIENZA

Alcune stelle potrebbero "scomparire" dal cielo: cosa sta succedendo

Nel giro di pochi anni potremmo non essere più in grado di vedere alcune stelle, che potrebbero "scomparire" dal nostro cielo. La colpa è tutta dell'inquinamento luminoso

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Fonte: 123rf

Da tempi immemori, la volta celeste guida l’uomo nelle sue esplorazioni, lo consola nei momenti più cupi e lo ispira con i suoi tenui bagliori. Ma cosa succederebbe se alcune stelle scomparissero dal cielo? Cosa ne sarebbe di quello spazio brillante che così tanto spesso ci permette di sognare? La domanda è tutto fuorché retorica, perché fra pochi anni alcune stelle potrebbero davvero non essere più visibili da quaggiù.

Se state pensando a un disastroso evento astronomico che le distruggerà, però, siete fuori strada: la colpa della loro graduale scomparsa è tutta dell’uomo che, contribuendo all’aumento dell’inquinamento luminoso sta trasformando il cielo in una piatta tavola uniforme. Destino segnato? Non è ancora detto, ma occorre mettersi di impegno.

L’inquinamento luminoso e il cielo senza stelle

Da diversi anni, gli scienziati cercano di sensibilizzare sui danni dell’inquinamento luminoso: ovunque ci sia luce artificiale c’è il rischio di gravi problemi ambientali, perché il bagliore prodotto dalle fonti luminose umane è in grado di alterare interi ecosistemi e persino di danneggiare le acque oceaniche, arrivando anche a grandi profondità nelle zone costiere. Alcuni studiosi hanno persino creato un atlante mondiale della luminosità artificiale, correlato di analisi e dati che dimostrano la sua pericolosità.

Al già grave danno ambientale si aggiunge anche la beffa: non solo l’inquinamento luminoso fa del male alla Terra, ma sta anche trasformando i nostri cieli in spazi completamente bui e senza stelle. Secondo un recente studio, infatti, nel giro di qualche decennio le uniche stelle che potremo vedere senza sforzi saranno Sirio, Vega, Arturo, Betelgeuse e forse Capella. E anche queste potrebbero “scomparire” del tutto, un giorno.

La ricerca e le stime sulla luce artificiale

Lo studio pubblicato su Science, curato dai dottori e ricercatori Christopher Kyba, Yigit Oner Altinstas, Costance Walker e Mark Newhouse, provenienti Geoscience Research Center tedesco di Potsdam, spiega come l’inquinamento luminoso sia cresciuto da quando, già nel secolo scorso, gli astronomi hanno dovuto iniziare a lasciare le città per osservare le stelle. Attualmente, oltre il 90% della popolazione mondiale contribuisce attivamente a questo tipo di inquinamento e il bagliore emesso aumenta del 9,6% ogni anno, lasciando sempre meno spazio al cielo “nudo e crudo”.

Per spiegare meglio quanto sta accadendo e mettere tutto in prospettiva il dottor Kyba, autore principale dello studio, ha affermato che «continuando con questo ritmo, che per altro potrebbe anche andare a peggiorare, un bambino nato nei prossimi anni potrebbe essere in grado di vedere solo 250 stelle in tutto, anche recandosi in un posto con meno luci artificiale arriverà a malapena a vederne 100. Quando compirà 80 anni, sarà fortunato se riuscirà a vederne 5 o 6».

Kyba ha anche spiegato che le misurazioni della luce artificiale emessa sulla Terra sono costanti e sfruttano strumenti all’avanguardia come il Suomi National Polar-orbiting Partners (NPP) della NASA e i radiometri e le telecamere satellitari dell’agenzia meteorologica National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Questi strumenti sono precisissimi ed è proprio per questo che gli studiosi ribadiscono che la situazione è allarmante.

Luci blu e cieli bui

Sempre secondo lo studio condotto da Kyba, a dare il colpo decisivo ai nostri cieli sono le luci blu (sì, proprio le stesse dei nostri smartphone): la tecnologia LED infatti, si diffonde facilmente nel cielo e oscura tutto il resto, anche perché l’occhio umano è più sensibile ai suoi stimoli visivi. Cosa fare, dunque, per evitare che i nostri cieli diventino del tutto neri e che ci sia impedito di vedere le stelle? Al momento, purtroppo, non è dato saperlo.

Kyba e il suo team, dopo la pubblicazione dello studio, hanno sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione, anche cercando alternative all’illuminazione più moderna. Purtroppo, però, fare “passi indietro” da questo punto di vista è molto difficile, ed è proprio qui che il cane si morde la coda. L’unica cosa da fare, almeno per il momento, è correre a osservare il cielo ogni volta che è possibile, dato che non è detto che lo spettacolo notturno sia fruibile ancora a lungo.

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