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Cosa prevede l'accordo tra Google e Lega Serie A contro il pezzotto

Lega Serie A e Google hanno trovato l'accordo: Big G eliminerà le app IPTV illegali dal Play Store, ma il rimedio rischia di non essere sufficiente contro la pirateria.

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Fonte: terovesalainen - stock.adobe.com

I bilanci delle squadre di Serie A poggiano sui proventi dei diritti TV. Una o più piattaforme che acquistano i diritti dalla Lega Serie A per la trasmissione delle partite del campionato con un esborso commisurato alla platea di abbonati. Il prossimo campionato 2021-22, ad esempio, sarà trasmesso interamente da DAZN in streaming. È semplice quindi capire come esista una connessione piuttosto diretta tra il pubblico “pagante” e ad esempio i soldi spesi dalle società calcistiche per la campagna acquisti o gli stipendi dei calciatori.

Ed è altrettanto facile comprendere quanto sia importante sensibilizzare gli appassionati del pallone su quanto il cosiddetto “pezzotto” tocchi nel concreto la propria squadra del cuore o lo spettacolo offerto dal campionato di Serie A. Il pezzotto, per chi non avesse mai sentito questo termine, non è altro che pirateria, lo streaming illegale dei contenuti a pagamento tra cui partite offerto ad un terzo, ad un quarto e anche meno del costo previsto dai canali ufficiali. Questa pratica non finisce solamente per danneggiare l’economia legale tra cui il sistema calcio, ma arricchisce l’economia sommersa con risvolti anche impensabili dal momento che i capitali vengono spesso reimpiegati in attività poco nobili.

La Lega si allea con Google contro il pezzotto

La pirateria digitale o “pezzotto” viene combattuta costantemente dalla Lega Serie A, naturalmente impegnata nella tutela degli interessi delle squadre di calcio e del campionato di Serie A.

Recentemente, nella sua lotta alla pirateria, la Lega ha trovato un prezioso alleato in Google: trovato l’accordo per la rimozione delle app che hanno riprodotto e riproducono in modo illecito i contenuti di proprietà della Lega Serie A dal Play Store, il negozio di applicazioni di serie su Android cioè il sistema operativo più diffuso su smartphone e tablet.

È certo un passo importante nella lotta al pezzotto, ma potrebbe non essere risolutivo. Una delle caratteristiche che differenzia in modo sostanziale Android da iOS – il sistema operativo per smartphone e tablet di Apple e di iPhone e iPad – è la sua apertura a qualsiasi applicazione, anche quelle che non sono presenti sullo store ufficiale gestito da Google, il Play Store.

Per cui l’accordo pone sì un primo, importante, argine alla pirateria, ma né Google né la Lega Serie A possono controllare ciò che gli utenti scaricano dagli store di app alternativi al Play Store, che sono numerosi e consentono di scaricare qualsiasi tipo di applicazione, quindi anche quelle che trasmettono illegalmente contenuti coperti da copyright. Numerose, poi, sono le app per lo streaming illegale veicolate tramite i gruppi Telegram che, non per nulla, spesso sono al centro delle indagini di Polizia Postale e Guardia di Finanza.

Intanto la Lega Serie A festeggia quello che indubbiamente è un passo importante per arginare il pezzotto. L’accordo con Google mira a tutelare gli interessi del calcio italiano sul breve, con la rimozione immediata di alcune app, e sul lungo periodo, grazie all’impiego di strumenti innovativi utilizzati per monitorare future violazioni del copyright.

Parallelamente proseguono le diffide della Lega Serie A ai servizi che materialmente consentono la diffusione delle trasmissioni illegali fornendo spazio in cloud ai trasgressori. Dopo aver ottenuto la disabilitazione dell’hosting su Worldstream e OVH la pirateria online si è trasferita su Cloudflare, contro il quale sono state avviate azioni legali.

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