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Google lancia Bard: è la rivoluzione

Le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi erano corrette: Google ha annunciato Bard, il concorrente di ChatGPT che cambierà per sempre le ricerche online

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Fonte: JRdes / Shutterstock

Dall’indiscrezione all’annuncio ufficiale sono passati pochissimi giorni: Google sta lavorando a un concorrente dell’intelligenza artificiale ChatGPT, sviluppata da OpenAI e sovvenzionata da Microsoft, e questo nuovo chatbot si chiama Bard.

Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha annunciato il progetto sul blog ufficiale di Google, descrivendo lo strumento come un “servizio sperimentale di intelligenza artificiale conversazionale” che risponderà alle domande degli utenti e prenderà parte alle conversazioni. Rispondere alle domande è da anni il mestiere di Google, per questo Bard verrà integrato nel motore di ricerca di Google per dare risultati ancor più accurati e soddisfacenti.

Cosa può fare Google Bard

Sappiamo ormai tutti cosa può fare (e quanto lo fa bene) ChatGPT. Ma cosa può fare Bard? Sarà al livello del competitor?

Sul suo blog Google mostra poco e dice ancor meno, ma si vedono chiaramente due possibili utilizzi di Bard: il primo è la conversazione in chat, molto simile a ChatGPT, mentre il secondo è l’integrazione di Bard nei risultati di ricerca di Google.

Si vede, infatti, una domanda posta all’interno dell’app di Google per iOS: “E’ più facile studiare il pianoforte o la chitarra e quanta pratica richiede ognuno dei due?“. Già dalla struttura della domanda è possibile ipotizzare che essa sia stata dettata parlando al microfono, quindi è facile prevedere una stretta integrazione tra Bard e Google Assistant.

La risposta è conversazionale: un testo di tre paragrafi, abbastanza ricco ma che, vista la domanda assai vaga, non è molto esaustivo. Molto interessante la presenza, alla fine del testo, di due icone di like/dislike della risposta e, subito sotto, i risultati classici della ricerca Google con link a siti dove trovare informazioni specifiche su quanto chiesto.

Una cosa fondamentale da capire è l’importanza del like/dislike: non si tratta semplicemente di dire a Google se la risposta ci è piaciuta, si tratta di continuare ad addestrare l’algoritmo affinché diventi sempre più bravo a rispondere.

Sundar Pichai, però, spiega i limiti attuali di Bard e lo scopo per il quale (al momento) va usato: “Bard può essere uno stimolo per la creatività e un trampolino di lancio per la curiosità, aiutandoti a spiegare a un bambino di 9 anni le nuove scoperte dal telescopio spaziale James Webb della NASA, o a saperne di più sui migliori attaccanti del calcio in questo momento“.

Maneggiare con cautela, dunque: Google non è mai la risposta alle domande, è sempre il posto dove cercare informazioni utili a trovare la risposta. Tuttavia, e questa è un grande vantaggio rispetto all’implementazione attuale di ChatGPT (che attinge da un database chiuso, al momento), Bard “attinge informazioni dal Web per fornire risposte fresche e di alta qualità“.

Quando arriva Google Bard

Google Bard è stato annunciato ufficialmente, ma non è ancora disponibile per tutti né è ancora integrato nella normale ricerca di Google: un gruppo di “tester affidabili” lo sta provando prima che diventi largamente disponibile al pubblico nelle prossime settimane.

Attualmente, però, sembra che Bard sia limitato all’uso in lingua inglese e Google non fa accenno al suo possibile utilizzo in italiano o altre lingue. Non è però da escludere del tutto: ChatGPT funziona già benissimo in italiano e in molte altre lingue e se Google vuole competere in questo campo non può farlo parlando solo inglese.

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