SCIENZA

Il satellite ERS-2 potrebbe distruggersi a 80 chilometri dalla superficie terrestre

Un satellite dell'ESA sta per cadere sulla Terra, poco più di 10 anni dopo la fine del suo progetto. Ecco i rischi reali

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Fonte: ESA

L’Agenzia spaziale europea, ESA, ha lanciato il satellite European Remote Sensing 2 (ERS-2) nell’ormai lontano 1995. L’obiettivo era quello di raccogliere importanti dati sulle terre emerse, le calotte polari e gli oceani.

Più di dieci anni fa è stata attuata la sua dismissione ufficiale. A distanza di tanto tempo, dunque, quale sarà il suo destino? Qualcosa di inaspettato per molti: schiantarsi sulla Terra nei prossimi giorni.

Un satellite verso la Terra

La notizia sembra essere tratta da una sceneggiatura cinematografica, e invece è tutto reale. Un satellite è in direzione di collisione con la Terra. L’ERS-2 sta per schiantarsi al suolo sul nostro pianeta, e l’Agenzia spaziale europea ne è perfettamente al corrente.

Ha servito il suo compito, esaurito ormai da tempo, monitorando disastri naturali come terremoti e inondazioni nelle aree più remote e inaccessibili del pianeta. Da più di un decennio però “galleggia” sopra le nostre teste. Nel 2011 ha effettuato 66 accensioni del motore, poco prima di concludere la missione, il che ne ha abbassato l’altitudine media. Il risultato è stato il programmato acceleramento del suo decadimento orbitale.

Ecco la spiegazione dell’ESA: “Le manovre di deorbitazione hanno consumato il carburante rimanente del satellite. L’altitudine media è stata abbassata da 785 km a circa 573 km, così da ridurre in maniera notevole il rischio di collisione con altri satelliti o detriti spaziale. L’orbita del satellite doveva decadere abbastanza velocemente da consentirgli di rientrare nell’atmosfera terrestre in 15 anni”. Con un po’ d’anticipo sulla tabella di marcia, dunque, ERS-2 sta tornando a casa e non sarà un atterraggio piacevole.

Dove cadrà il satellite

Naturale l’interesse del pubblico, che si chiede dove e quando il satellite dell’ESA precipiterà al suolo. L’appuntamento non è scandito da un preciso countdown, sia chiaro. Ci si aspetta però un rientro verso metà di questo mese. Presumibilmente il 20 febbraio 2024 potremmo ricevere la notizia.

L’attività solare potrebbe però mutare tale data di circa due giorni. Ciò a causa dell’influenza generata sulla densità dell’atmosfera terrestre e, di conseguenza, sulla resistenza subita dal satellite.

Quando si tratta di eventi di questo genere, è sempre sorprendente come le agenzie spaziali riescano a restare tremendamente calme, considerando il tutto normale. I cittadini comuni sono invece un po’ in allarme. L’assenza di carburante, infatti, rende questo rientro uno schianto, in assenza totale di controllo.

Una volta che l’altitudine sarà scesa a quota 80 km circa, il satellite inizierà a bruciare. È però impossibile essere realmente precisi in merito. La finestra di incertezza però continuerà a ridursi con il passare dei giorni.

Il dispositivo ha una massa stimata di 2.294 km, in assenza di carburante. A 80 km sopra la superficie della Terra inizierà a ridursi in frammenti. La stragrande maggioranza di questi si brucerà nell’atmosfera. Alcuni potrebbero però raggiungere la Terra, cadendo con ogni probabilità nell’oceano. Una previsione che parte dal fatto che il 70% del nostro pianeta è coperto d’acqua.

Il rischio d’essere colpiti da un detrito spaziale è inferiore a 1 su 100 miliardi. Sul fronte statistico non c’è nulla di cui preoccuparsi, spiegano gli esperti. Numeri alla mano, sarebbe più probabile morire in un incidente domestico, a causa di un fulmine o di un meteorite.

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