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Satelliti in tilt nel Triangolo delle Bermuda spaziale Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Satelliti, nello spazio c'è un punto in cui vanno in tilt: dove si trova

Al di sopra dell'Atlantico meridionale c'è un'area dello spazio in cui satelliti e veicoli smettono di funzionare per colpa del campo geomagnetico

Il triangolo no, non l’avevo considerato. Un po’ come Renato Zero con uno dei suoi principali successi, gli scienziati sono stati spiazzati da questa forma geometrica, per la precisione quello che è già stato ribattezzato “Triangolo delle Bermuda spaziale". In questo caso sono i satelliti ad essere protagonisti di fenomeni al limite dell’inspiegabile. Non si poteva non scomodare la zona dell’Oceano Atlantico in cui sono sparite navi ed aerei negli anni scorsi. Nel “triangolo" spaziale, i satelliti finiscono puntualmente per andare in tilt. Il punto esatto è al di sopra dello stesso Atlantico, per la precisione la sua zona meridionale. Inoltre, l’estensione va dal Cile all’Africa.

Più che fare riferimento ad un luogo tanto ambiguo, come quello delle Bermuda, si può utilizzare il nome che è stato scelto per questa parte dell’universo in cui i satelliti smettono improvvisamente di funzionare. Si tratta della SAA, cioè la South Atlantic Anomaly. Il problema sta tutto nel campo magnetico della Terra che in questa porzione di cielo si indebolisce. Ecco perché le stesse tecnologie, ma anche le stazioni orbitanti finiscono per avere delle difficoltà. Da anni si conoscono i problemi in questione, però nessuno è riuscito a trovare una soluzione valida e negli ultimi giorni si è parlato nuovamente del “mistero".

Conseguenze molto negative

Gli scienziati hanno “incolpato" il continente africano. Il campo geomagnetico è debole e i satelliti non sono più utili per via del suolo sottostante. Come ha sottolineato John Tarduno, docente di Geofisica, in questa zona il campo stesso risulta invertito visto che ci si trova al confine tra il nucleo e il mantello del nostro pianeta. Le conseguenze a livello spaziale sono presto dette. Non solo i satelliti, ma tutti i veicoli in orbita subiscono l’influenza delle radiazioni provenienti dal sole, quelle che sono meglio note come “vento solare". L’apparato elettronico di qualsiasi tipo smette di essere attivo e ogni comunicazione viene persa.

Astronauti in pericolo

I rischi riguardano però anche l’uomo, nello specifico gli astronauti. Sempre secondo gli esperti di settore, le persone presenti a bordo dei mezzi in orbita potrebbero risentirne dal punto di vista fisico, ma non si conoscono nel dettaglio le problematiche legate al nostro organismo. La SAA fa letteralmente tribolare le agenzie spaziali di tutto il mondo, NASA in primis. Non è un caso che il telescopio più famoso del globo, Hubble, venga spento diverse volte al giorno per evitare malfunzionamenti. Questi “buchi" non fanno dormire sonni tranquilli agli scienziati che perdono tantissimi e preziosissimi dati sullo spazio.

Ci sono comunque dei rimedi specifici per sopportare in qualche modo l’anomalia che coinvolge satelliti e veicoli. Ad esempio la Stazione Spaziale Internazionale utilizza degli scudi per non farsi “condizionare" dall’eccessiva potenza delle particelle energetiche sprigionate nel Triangolo delle Bermuda spaziale. Ad altre agenzie è andata invece peggio: quella giapponese, in particolare, ha ufficializzato la perdita proprio in quest’area del suo satellite Hitomi, una tecnologia venuta a costare quasi 300 milioni di dollari. Lo studio delle dinamiche dell’anomalia sono ancora in corso, non è escluso che in futuro ci possa essere qualche sviluppo interessante.

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