SCIENZA

Nel deserto, dopo un eccezionale ritrovamento, rinasce una vite millenaria

C'è stato un tempo in cui dal deserto nascevano i vini più pregiati e costosi: adesso quel tempo è tornato, è stata piantata una vite millenaria.

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Fonte: Negev Tourism (Danna Avidan)/IMOT

Da un eccezionale ritrovamento è scaturito un progetto unico nel suo genere, un evento storico nel vero senso della parola: hanno piantato una vite millenaria che si credeva perduta nel deserto del Negev, in Israele. E proprio lì, dove circa 1.500 anni fa venivano coltivate le varietà di uva autoctone, tra le prime utilizzate per produrre quel vino che sarebbe diventato nel tempo uno dei prodotti più celebri del Mediterraneo e non solo.

Le antiche varietà di uva ritrovate nel deserto del Negev

Tutto è nato a partire dai lavori di scavo nella città di Avdat, fulcro di quello che oggi è un Parco Nazionale riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Una città che dal IV al VII secolo d.C. è stata un importantissimo centro di produzione del vino nel mondo antico, dove veniva distribuito ed esportato in tutto l’Impero bizantino, fino addirittura all’Inghilterra.

Il vino del Negev è stato per secoli un prodotto prezioso, ricercato e richiesto e il progetto nato dalla collaborazione tra l’Autorità dei Parchi e l’Università di Haifa, l’Israel Antiquities Authority, la Merage Israel Foundation e il Consiglio regionale di Ramat HaNegev sta donando nuova linfa alla storia enologica della regione, con alle spalle una lunga tradizione che rischiava di andare perduta per sempre. È stato creato persino il Consorzio del vino del Negev, che comprende oggi oltre 40 aziende vinicole distribuite tra il Negev settentrionale ed Eilat.

La piantumazione delle viti nel deserto del Negev è stata possibile in seguito al ritrovamento di alcuni semi durante gli scavi ad Avdat, per la precisione di due varietà tra le più pregiate: Sariki e Beer, che sono proprio endemiche del Negev. “Questa è la storia della bellissima Terra d’Israele – ha detto il Ministro della Protezione Ambientale, Idit Silman -. Il fatto che 1.500 anni fa un milione di litri di vino all’anno venisse prodotto nel deserto ed esportato nel continente europeo è emozionante e stimolante”.

Vigneti nel deserto, una sfida al cambiamento climatico

La piantumazione delle due varietà di uva è stato dunque il primo passo di un progetto ambizioso e importante, che si prefigge l’obiettivo di rinnovare una tradizione millenaria grazie a tecniche e metodi moderni che potrebbero essere d’impulso e d’esempio per una nuova concezione delle coltivazioni. Far crescere e fruttare dei vigneti nel deserto in prospettiva dei cambiamenti che il Pianeta sta attraversando e che sono destinati a modificarne ulteriormente morfologia e caratteristiche potrebbe certamente essere utile per le aree del mondo in maggiore difficoltà.

“Oggi abbiamo la capacità tecnologica di piantare nel deserto viti antiche, utilizzando metodi antichi e moderni, e la sua importanza è ulteriore, alla luce di un’epoca di cambiamenti climatici – ha spiegato il Ministro Silman -. Oggi, grazie alle conoscenze, all’esperienza e all’innovazione israeliane, possiamo essere un esempio per molti Paesi che devono affrontare le sfide climatiche”.

A spiegare nel dettaglio le caratteristiche del vigneto-tipo realizzato nel deserto del Negev è il professor Guy Bar Oz, dell’Università di Haifa: “Questo vigneto storico è stato realizzato secondo la struttura tradizionale che era comune tra gli agricoltori di Israele durante i periodi della Mishna e del Talmud (1°-7° secolo d.C.) – si legge nella nota ufficiale -. Questo tipo di vigneto è stato adattato come modello di sistema storico-agricolo sulla base degli studi effettuati da agronomi e archeologi israeliani nel corso di decenni di pionieristiche ricerche nel Negev. Il vigneto incarna e illustra i principi di sostenibilità che caratterizzano un vigneto desertico, racchiude in sé la storia dei vini del Negev e collega un’antica tradizione viticola con una modalità produttiva moderna di tipo pionieristico, caratteristiche che vanno a rafforzare ulteriormente il posizionamento del Negev in qualità di antica regione vinicola, rinata nell’era contemporanea”.

Un vigneto che “integra passato, presente e futuro” nella prospettiva di un’agricoltura sostenibile e in grado di proliferare anche in aree proibitive come possono essere quelle desertiche, appunto. I produttori del passato hanno molto da insegnarci.

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