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SCIENZA

Sappiamo qualcosa di più su queste misteriose strutture trovate nel deserto

Il loro sviluppo è stato a lungo oggetto di quesiti irrisolti, ma adesso sappiamo di più su come sono nate queste misteriose strutture nel deserto

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Se è vero che nel corso dei secoli gli esseri umani sono stati sempre più in grado di unire i puntini e far luce su alcuni dei più grandi misteri del passato, è altrettanto vero che ci sono ancora molti, moltissimi misteri da risolvere. Alcuni di questi riguardano la costruzione di alcune misteriose strutture che quando vengono osservate in tutta la loro magnificenza e grandezza lasciano a bocca aperta, facendo sorgere spontanei e legittimi interrogativi sulla loro creazione.

Le piramidi, i templi maya, le città azteche: sono tantissimi gli edifici che hanno dato vita anche alle ipotesi più inverosimili, perché ritenute troppo all’avanguardia per i tempi in cui sono stati realizzati. Oggi, invece, abbiamo la dimostrazione che anche nel passato più remoto l’uomo è riuscito a realizzare dei piani in scala e ad avviare operazioni titaniche: tutto merito delle incisioni che svelano come sono nati gli aquiloni del deserto.

I misteriosi aquiloni del deserto

Come sempre, andiamo per ordine: cosa sono gli aquiloni del deserto? Si tratta di giganteschi resti di strutture risalenti al Neolitico che si trovano in Arabia Saudita, Giordania, Armenia e Kazakistan. Un tempo queste strutture erano composte da mura, pietre, strade obbligate e vicoli ciechi che convergono verso un recinto circondato da pozzi profondissimi (si va dai 4 ai 10 metri) e per secoli gli studiosi si sono chiesti a cosa potessero servire.

Grazie agli studi sulle pitture rupestri, la loro funzione si è infine rivelata: gli aquiloni del deserto erano delle trappole monumentali per animali. I “percorsi-guida” (che potevano essere lunghi da centinaia di metri a 5 chilometri), tracciati per condurre gli animali all’interno della trappola, erano studiati per intercettare le attività di pascolo o di caccia delle bestie che gli antichi cacciatori volevano catturare ed erano frutto di strategie mirate, che tenevano conto del comportamento stagionale delle mandrie e persino delle tecniche per impedire loro di usare le corna per difendersi.

La scoperta delle incisioni: i piani in scala

Il mistero degli aquiloni del deserto, però, non era tanto legato al fatto che i cacciatori del tempo s’ingegnassero per catturare gli animali, quanto, come già accennato, al come fossero riusciti a realizzare una struttura così complessa e articolata. A fare luce sulla vicenda è stato un gruppo di ricercatori dell’Université Lyon, che stavano operando contemporaneamente su due aree archeologiche: quella di Jibal al-Khasabiyeh in Giordania e quella di  Zebel az-Zilliyat in Arabia Saudita.

In realtà, gli studiosi erano impegnati nel ritrovamento e nella messa in sicurezza di alcuni reperti archeologici, ma a distanza di poco tempo l’una dall’altra le due squadre hanno rilevato delle pietre con delle rappresentazioni incise e scolpite con utensili in pietra. La prima, quella di Jibal al-Khasabiyeh, mostra il piano in scala di un aquilone del deserto raffigurato in bassorilievo, con tanto di indicazioni sul recinto centrale, mentre la seconda, molto più grande, comprende i piani in scala di ben due aquiloni.

Edifici antichi e misteri ancora da risolvere

Secondo lo studio dei ricercatori dell’Université Lyon, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, le incisioni riportate alla luce rivelano una padronanza mentale ampiamente sottovalutata della percezione dello spazio da parte degli uomini nell’antichità. Finora non era mai stato osservato questo livello di accuratezza in un contesto così antico ed è per questo che le incisioni gettano nuova luce sull’evoluzione dell’architettura e dell’edificazione.

In generale la progettazione di piani e mappe, o la creazione di immagini bidimensionali razionali di spazi tridimensionali su scala ridotta è da sempre stato considerato sinonimo di un forte sviluppo cognitivo che, però, sembrava non essere proprio dell’Età della Pietra. La scoperta, perciò, rimescola le carte. E ci fa interrogare su quanto, ancora, ci sia da scoprire sulla velocità dei progressi degli esseri umani,

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