SCIENZA

Pensavano fosse un cimitero di giganti marini: la scoperta che cambia tutto

Sembrava un enorme cimitero di rettili antichi e ormai estinti, ma un nuovo studio cambia tutto: finalmente gli scienziati hanno trovato una risposta.

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Fonte: 123RF

Balene blu, megattere e altri giganti marini popolano i nostri oceani e, da tempo immemore, sono al centro di studi e approfondimenti. Sono animali davvero unici e non solo per via delle loro dimensioni: a sorprendere è la loro organizzazione, uno stile di vita e un corredo di abitudini che li rendono senza dubbio tra le creature più intelligenti del loro genere. Come ben sanno gli appassionati, questi giganti del mare effettuano regolarmente delle migrazioni di massa per riprodursi, cercando luoghi lontani dai predatori che ogni anno puntualmente raggiungono nuovamente per lo stesso motivo. Una scoperta recente apre però le porte a uno scenario inedito: gli antenati marini hanno in comune con questi animali molto più di quanto si possa credere.

L’enigma dei fossili di rettili marini giganti

La nuova ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology ha visto all’opera un team di scienziati provenienti da diverse parti del mondo, dall’Università dello Utah (Natural History Museum of Utah e Department of Geology & Geophysics) alla Smithsonian Institution, dalla Vanderbilt University all’University of Nevada, fino alle università di Edimburgo, Austin, Bruxelles, Oxford. Ma del resto quando si parla di giganti marini non si può che espandere lo studio a tutto il globo: sono animali che proverbialmente migrano attraverso gli oceani. E così a quanto pare facevano anche i loro antenati.

Nella foresta nazionale Humboldt-Toiyabe del Nevada sono stati trovati moltissimi fossili di ittiosauri (Shonisaurus popularis) lunghi più di 15 metri, ovvero rettili marini che popolavano le acque del Pianeta quasi 200 milioni anni prima dell’evoluzione delle balene giganti. C’era una domanda che, però, ossessionava gli scienziati: come mai nello stesso luogo si sono riversati e morti contemporaneamente tanti esemplari della stessa specie? Cosa c’era dietro a questo strano comportamento?

A lungo i ricercatori si sono chiesti tutto questo e altrettanto a lungo non hanno trovato una risposta soddisfacente, se non la più ovvia: credevano che questi antichi rettili giganti potessero esser caduti vittima di un grande evento di spiaggiamento di massa, come quelli che purtroppo vengono documentati ancora oggi, o che magari fossero stati avvelenati da un’alga tossica. Tutte ipotesi, senza alcuna prova scientifica che le confermasse.

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La scoperta eccezionale sugli antenati delle balene

Per cercare di risolvere questo enigma preistorico, il team di ricerca ha combinato nuove tecniche paleontologiche – come la scansione 3D e la geochimica – con i metodi tradizionali, cioè analizzando materiali d’archivio, fotografie, mappe, note sul campo e collezioni museali alla ricerca di brandelli di prove che potessero finalmente dar loro una risposta.

E alla fine la scoperta che ne è scaturita ha davvero dell’incredibile: “Abbiamo le prove che questi ittiosauri sono morti qui in gran numero perché stavano migrando in quest’area per partorire, cosa che hanno fatto per molte generazioni e nel corso di centinaia di migliaia di anni –  ha affermato Nicholas Pyenson, coautore e curatore dello Smithsonian National Museum of Natural History -. Ciò significa che questo tipo di comportamento che osserviamo oggi nelle balene esiste da oltre 200 milioni di anni“.

Gli ittiosauri proprio come le balene di oggi migravano in massa in determinati periodi dell’anno, alla ricerca di un luogo sicuro per riprodursi e partorire insieme. Quello che credevano fosse un cimitero in realtà non era altro che un affascinante luogo dedicato alla vita.

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