SCIENZA

Una tomba di quasi 2.000 anni fa ha rivelato qualcosa di inusuale

Una tomba di quasi 2.000 anni fa ha rivelato qualcosa di insolito e molto interessante: cosa hanno scoperto gli archeologi dell'Università di York.

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Fonte: York Museums Trust

Un team di archeologi dell’Università di York ha utilizzato per la prima volta un metodo all’avanguardia per analizzare una tomba di epoca romana, risalente a circa 2.000 anni fa. La sepoltura era già nota agli esperti che l’hanno definita “interessante e insolita” per via di un dettaglio: al suo interno sono stati rinvenuti i resti di colate di gesso, testimonianza di una pratica molto specifica che resta tuttora senza risposta.

Scansioni 3D di una tomba di epoca romana

La “interessante e insolita” tomba in questione è una sepoltura di epoca romana, risalente con ogni probabilità a circa 2.000 anni fa. Gli archeologi dell’Università di York hanno utilizzato una tecnologia all’avanguardia con scansioni 3D per studiare un dettaglio di tale reperto che ha sempre ha catturato la loro attenzione: all’interno delle bare di adulti e bambini è stato versato del gesso liquido.

Grazie alle scansioni, i ricercatori hanno esaminato con “sorprendente” chiarezza la tomba, gettando nuova luce su questa intrigante e insolita pratica di epoca romana. Sepolture in gesso come questa sono state scoperte in altre parti d’Europa e del Nord Africa, ma insolitamente in Gran Bretagna ce ne sono almeno 45 sono e tutte nella zona di York.

“Le immagini 3D ci consentono di assistere a una commovente tragedia familiare quasi 2000 anni dopo che si è verificata – ha spiegato la professoressa Maureen Carroll, docente di Archeologia romana presso l’Università di York -, ricordandoci non solo della fragilità di vita nell’antichità, ma anche la cura posta nella sepoltura di questo gruppo di persone”. A differenza di altre tombe “singole”, infatti, questa sepoltura contiene due adulti e un neonato che con ogni probabilità sono morti contemporaneamente in circostanze da chiarire.

L’insolita pratica di sepoltura col gesso liquido

Gli archeologi ancora oggi non hanno compreso del tutto le ragioni che spinsero alcuni cittadini romani a versare del gesso liquido nelle tombe, al momento della sepoltura. L’unica certezza è che molte testimonianze di questa pratica sono state individuate proprio nello Yorkshire dove, evidentemente, per qualche motivo era diventata quasi un’abitudine.

Grazie alle ultime analisi più approfondite il team ha appurato che i Romani versavano il gesso liquido direttamente all’interno di bare di piombo o pietra, sui corpi vestiti di defunti di ogni età (anche bambini). La professoressa Carroll ha affermato che “I contorni dei tre individui nel gesso possono essere visti ad occhio nudo, ma è difficile distinguere il rapporto tra i corpi e riconoscere come erano vestiti o avvolti. Il modello 3D risultante chiarisce queste ambiguità in modo sbalorditivo”.

I calchi di gesso conservano non solo la posizione e le proporzioni dei defunti, ma anche le impronte di sudari e indumenti di varie trame e tessuti, calzature e altri accessori, fornendo preziose testimonianze di materiali deperibili raramente conservati nelle tombe romane. Le scansioni 3D hanno reso visibili persino le fasce con cui è stato avvolto il neonato.

La ricerca è soltanto all’inizio e il team dell’Università di York spera di poter proseguire con gli adeguati finanziamenti, al fine di scansionare tutti i calchi di gesso finora ritrovati nello Yorkshire e approfondire la conoscenza di tali defunti, dall’età al sesso, dall’origine geografica alle abitudini sociali e culturali. L’ipotesi è che l’utilizzo del gesso nelle sepolture fosse prerogativa di uno status sociale alto degli individui, ma è ancora tutto da dimostrare.

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