SCIENZA

Migliaia di anguille sono morte in massa in Nuova Zelanda: cosa sta succedendo?

Oltre 3.000 giovani anguille sono morte in massa in un torrente nell'Isola del Nord in Nuova Zelanda e gli esperti non sanno perché: che succede.

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Fonte: 123RF

La Nuova Zelanda ha vissuto per la seconda volta in pochi mesi un fenomeno preoccupante: migliaia di giovani anguille sono state trovate morte nel torrente Kauritutahi, nella parte settentrionale dell’Isola del Nord e non se ne conosce la causa. La prima morte di massa delle anguille, avvenuta nella parte opposta del Paese, è stata attribuita all’azione di un inquinante tossico ma quest’ultima non ha ancora trovato risposta e le autorità stanno indagando.

Migliaia di giovani anguille morte in Nuova Zelanda

Siamo nel torrente Kauritutahi, sul fianco più settentrionale dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda. Amber Bosman, abitante di Poroti, stava facendo una normale passeggiata insieme ai suoi figli quando si è ritrovata di fronte a una scena alquanto inquietante: c’erano migliaia di piccolissime anguille galleggianti sulla superficie del torrente, senza vita.

Bosman ha informato immediatamente il Dipartimento di Conservazione (DoC), che ha contattato il gruppo di guardiani locali Ngā Kaitiaki o Ngā Wai Māori e il coordinatore hapū Hona Edwards. A una prima analisi gli esperti ne hanno contate ben 3.500, un numero preoccupante che ha immediatamente fatto scattare un’indagine da parte delle autorità locali.

Si tratta della seconda morte di massa di anguille avvenuta in Nuova Zelanda dall’inizio del 2024. Erano già stati trovati migliaia di questi pesci senza vita, ma in un ruscello vicino a Mataura, nella parte opposta del Paese, la cui morte era stata attribuita a un inquinante tossico disciolto nelle acque. Sembra che il nuovo evento, però, nulla abbia a che vedere con una causa di questo tipo.

Perché le anguille sono morte in massa

Le autorità stanno ancora indagando ma, secondo le prime analisi, la morte in massa di questi pesci potrebbe essere attribuibile ad alcuni fattori ambientali. Rissa Williams, responsabile del team ad interim di Biosecurity NZ, ha affermato che il suo ruolo principale è quello di escludere il coinvolgimento di malattie esotiche: “È possibile che la mortalità sia stata causata da un evento di stress”.

Stress che, nello specifico, sarebbe provocato da un programma gestito da Northpower con il sostegno degli hapū locali che prevede di spostare le anguille oltre la centrale elettrica di Wairua, verso altre parti del fiume, mediante un sistema di trappole. Josie Boyd, direttore operativo della Northpower Network, sta lavorando per comprendere la causa delle morti e gli eventuali fattori ambientali in gioco. Secondo Boyd le strategie di cattura e trasferimento vengono continuamente riviste e adattate, ma non possono fare molto in quanto il tasso di sopravvivenza previsto di un’anguilla durante il suo ciclo migratorio è ‘molto basso’, compreso tra il 4 e l’8%.

C’è un’altra teoria in gioco, di cui ha parlato Hona Edwards. Secondo i guardiani locali che monitorano costantemente l’area, la qualità dell’acqua del torrente Kauritutahi è notevolmente peggiorata negli ultimi due anni. A dimostrazione di ciò vi sono dei test di laboratorio, i cui risultati hanno dimostrato che nessun valore rientra nei parametri considerati accettabili, incluso il livello di ossigeno disciolto nell’acqua.

“Abbiamo notato un accumulo di alghe che generalmente è dovuto al riscaldamento dell’acqua del torrente. Quindi è stato osservato che la percentuale più grande del flusso variava da un flusso d’acqua molto limitato a nessun flusso d’acqua. Quando non c’è flusso, l’ossigeno disciolto si riduce e le tossine si accumulano nel corso d’acqua“, ha spiegato.

Le morie di pesci non sono un buon segno

Al momento la causa non è stata data per certa e le indagini proseguono nella preoccupazione generale. Non si tratta della prima moria di pesci in Nuova Zelanda come in altre parti del mondo. Pensiamo alla morte di circa 1.300 tonnellate di sardine e sgombri nelle coste del Giappone dello scorso anno, o ancora a quando la scorsa estate erano stati ritrovati migliaia di pesci morti lungo la costa del Golfo del Texas. E l’elenco potrebbe continuare andando a ritroso nel tempo.

Questi fenomeni sono sempre avvenuti, ma negli ultimi anni hanno subito una preoccupante impennata che, naturalmente, è per noi un campanello d’allarme. Nella quasi totalità dei casi la causa è da ricercare nell’azione umana con la riduzione dei volumi o dei flussi d’acqua per via dell’agricoltura o della siccità, a cui si aggiunge l’innalzamento delle temperature e l’aumento di nutrienti provocato dagli inquinanti. Fattori che, tutti insieme, determinano la proliferazione di alghe che privano le acque di ossigeno, soffocando letteralmente le popolazioni di pesci.

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