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Recensione Google Pixel Watch, lo smartwatch che sfida Apple Watch

Dopo anni di anticipazioni e di attese, è finalmente uscito Pixel Watch, la risposta di Google all'Apple Watch, che purtroppo, però, non viene commercializzato in Italia.

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Il Google Pixel Watch ha rischiato di assumere la dimensione di mito, dopo che per anni gli esperti hanno pubblicato anticipazioni e rumors, che però non trovavano riscontro sul mercato: con un notevole ritardo rispetto alle previsioni, lo scorso maggio Google ha finalmente presentato il suo nuovo smartwatch, ma al momento del lancio abbiamo scoperto che non era destinato al mercato italiano.

Questo non rappresenta un particolare problema, perché in realtà Pixel Watch si può acquistare facilmente online, ad un prezzo in linea con quello ufficiale, con consegne piuttosto rapidi in arrivo da diversi paesi europei. Per chi volesse invece fare un acquisto tradizionale in un negozio, basta approfittare di un eventuale visita in Inghilterra, Francia, Germania, per citare i paesi più vicini a noi dove lo smartwatch di Google è regolarmente in vendita, in due versioni, una con rete cellulare, l’altra con collegamento wifi.

Fonte foto: MisterGadget.Tech

I pregi di Google Pixel Watch

Durante la nostra prova, abbiamo potuto apprezzare i diversi pregi di Google Pixel Watch, a partire dal suo design, che è forse uno dei più belli oggi in circolazione, grazie alla scelta di fondere lo schermo con la struttura dell’orologio senza soluzione di continuità. Rispetto ad altri prodotti oggi in circolazione, Google ha scelto di allontanarsi dalla forma di un orologio tradizionale per dare subito un’impressione di modernità.

L’altro dettaglio importante è quello che non si vede, perché dentro Pixel Watch c’è hardware di altissimo livello, anche se curiosamente non è stato utilizzato il processore più recente disponibile sul mercato, preferendo invece un chip realizzato da Samsung.

L’orologio di Google è stato infarcito di sensori, da quello ottico per il battito cardiaco, quello elettrico per alcune funzionalità che in realtà non sono ancora disponibili, c’è un sensore per l’ossigenazione del sangue, un accelerometro, un giroscopio un altimetro e una bussola.

Non è invece ancora chiarissimo se il sistema operativo di Pixel Watch sia da annoverare tra i pregi, oppure rappresenti un suo difetto: usando questo smartwatch sì ha quasi la sensazione di utilizzare un software che è ancora allo stato embrionale, come se si stesse utilizzando una versione beta che non è ancora perfettamente messa a punto. All’interno di Pixel Watch c’è wearOS 3, che è il risultato della collaborazione con Samsung in questo segmento di mercato, ma i cui frutti non sono ancora giunti a piena maturazione; su questo tema torneremo quando parleremo dei difetti del dispositivo.

Molto importante, invece è l’integrazione con il mondo Fitbit per il monitoraggio delle attività sportive, anche se ci sono alcune scelte di Google che risultano un po’ difficili da capire, anche su questo tema torneremo tra poco.

Fonte foto: MisterGadget.Tech

Un altro dettaglio strepitoso di questo prodotto è rappresentato dai quadranti dell’orologio, che sono un’esclusiva di Google e contribuiscono a conferire un design strepitoso, in grado di competere con tutti gli altri dispositivi oggi presenti sul mercato. L’estetica dei quadranti richiama più in generale il linguaggio grafico, che Google ha scelto anche per i suoi smartphone, indubbiamente uno dei più ricercati e sofisticati in circolazione.

Google Pixel Watch BK Pixel Watch Matte Black/Obsidian

I difetti di Google Pixel Watch

Purtroppo, l’elenco delle cose che ci sono piaciute poco su Google Pixel Watch è abbastanza nutrito, a partire dalla durata della batteria, che arriva faticosamente ad una sola giornata, quando si sceglie di usare lo schermo sempre acceso, opzione che negli smartwatch di Huawei si usa senza alcun tipo di problema. Fortunatamente, Pixel Watch si può ricaricare con un sistema wireless, anche sfruttando la ricarica inversa di un cellulare, ma rimane la debolezza di questo dettaglio, che è quasi disarmante.

Altra stranezza sta nel fatto che questo orologio è basato sul sistema operativo wearOS, ma per funzionare, anziché usare l’applicazione ufficiale degli orologi di Google, richiede una differente app che si chiama semplicemente Pixel Watch.  Non solo, per monitorare le attività sportive e avere tutte le informazioni raccolte dai sensori biometrici bisogna affidarsi all’applicazione FitBit, che richiede una registrazione alla piattaforma.

Succede anche per altri prodotti, ma sarebbe sicuramente più funzionale riuscire a raccogliere tutti gli elementi relativi all’orologio in una sola applicazione, con cui ricevere ed elaborare le informazioni dei parametri biometrici o quelle sull’attività sportiva e gestire anche le impostazioni del dispositivo.

C’è anche un problema relativo alla misurazione delle calorie bruciate, perché comparando Pixel Watch ad altri dispositivi, l’orologio di Google registra un numero di calorie bruciato di gran lunga superiore rispetto a tutti gli altri.

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Conclusioni

Google Pixel Watch è sicuramente una proposta molto interessante, soprattutto dal punto di vista estetico, ma presenta ancora troppi limiti rispetto alla migliore alternativa sul mercato, Apple Watch. Abbiamo raccontato più volte che l’orologio di Apple è il compagno ideale per chi possiede un iPhone, mentre non esiste ancora una soluzione universalmente valida per chi possiede uno smartphone Android. Ci sono moltissime proposte sul mercato, alcune interessanti, ma nessuno riesce a raggiungere la completezza e l’efficienza di Apple Watch soprattutto per la disponibilità di applicazioni.

Questo è un tema che solo Google può risolvere: ora che è scesa in campo in prima persona con un suo orologio, dovrà accelerare nella crescita della qualità della proposta e della varietà delle app. A tutto questo si affianca anche il dettaglio, che sembra non trovare una soluzione, della durata della batteria: oggi Huawei riesce a realizzare smartwatch la cui batteria dura fino a due settimane, pur con funzionalità incredibilmente avanzate. E’ la prova che si può fare, non resta che seguire l’esempio.

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