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SCIENZA

Abbiamo forse trovato una spiegazione a una delle "cinque domande chiave dell'Universo"

Incredibile traguardo, quello di un gruppo di ricercatori dell'Università di Helsinki. La risposta a quella che Jim Peebles ha definito una dele 5 domande chiave dell'Universo

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Galassia a spirale ed ellittica Fonte foto: Nasa, Esa, Csa, Rogier Windhorst (Asu), William Keel (University of Alabama), Stuart Wyithe (University of Melbourne), Jwst Pearls Team, Alyssa Pagan (Stsci)

Il cosmologo e premio Nobel per la fisica Jim Peebles non ha dubbi. Nel novero delle cinque domande chiave dell’universo c’è l’interrogativo sulla ragione per la quale nel Piano supergalattico le galassie a spirale siano sottorappresentate. È un mistero per il mondo della scienza, ma un team di ricercatori dell’Università di Helsinki pare aver trovato la risposta. Una soluzione giunta in realtà in maniera casuale, quasi senza cercarla. A gettare luce sul risultato raggiunto, in realtà, è stato lo stesso Peebles, che ha illuminato il pensiero del responsabile della ricerca.

Galassie a spirale ed ellittiche

Iniziamo col dire che per Piano supergalattico si intende una struttura appiattita enorme, la cui estensione prosegue per quasi un miliardo di anni luce nell’universo locale. Sono centinaia di migliaia le galassie al suo interno, che generano dei superammassi.

Numerosi studi incentrati sulla materia hanno evidenziato come tale regione vanti al proprio interno delle galattiche ellittiche. Ciò rappresenta la quasi totalità, insieme con pochissime galassie a spirale, come la Via Lattea. Una scarsa presenza che un team di ricercatori ha provato a spiegare, finalmente.

Nel Piano supergalattico, le galassie sperimentano interazioni e fusioni con altre galassie in maniera particolarmente frequente. Ciò trasforma quelle a spirale in ellittiche, in apparenza senza struttura interna. Differente il discorso, invece, lontano dal Piano supergalattico. Qui si garantisce un’evoluzione in un ambiente relativamente tranquillo. In questo modo la struttura a spirale risulta tutelata. Ecco, in estrema sintesi, quanto spiegato dai ricercatori dell’Università di Helsinki su Nature Astronomy.

Una risposta a lungo attesa

Per riuscire a giungere a tale conclusione, gli scienziati hanno adoperato Sibelius. Si tratta di un simulatore che è in grado di ricostruire l’evoluzione delle galassie. Di fatto sfrutta le condizioni che rappresentano lo stato iniziale più probabile dell’universo. È questo l’input cardine che permette di “tornare indietro nel tempo”, muovendosi attraverso l’evoluzione, in un lasso di tempo incredibile di 13.8 miliardi di anni.

In merito si è espresso Carlos Frenk, co-autore della pubblicazione e professore presso l’Università di Durham: “La simulazione svela quelli che sono i dettagli più intimi della formazione delle galassie. Ciò comprende anche la trasformazione delle galassie a spirali in ellittiche, attraverso le fusioni di galassie”.

Non solo ciò, però. La simulazione sviluppata va infatti oltre e spiega come il modello standard dell’universo, basato sull’assunto che la maggior parte della massa dell’universo sia costituita da materia oscura fredda, sia in grado di riprodurre le strutture più grandi, compresa quella del Piano supergalattico, di cui la nostra galassia è parte.

Tornando alla famosa conferenza di Jim Peebles, che nel 2022 aveva definito l’anomalia della distribuzione delle galassie nell’universo come una delle cinque domande chiave, occorre specificare come ciò sia avvenuto proprio presso l’Università di Durham. Era presente anche Till Sawala, primo autore del nuovo studio.

“Sono stato invitato per caso al simposio del professor Peebles, che ha parlato di questa anomalia nel Piano supergalattico. Mi sono reso conto che avevamo già completato una simulazione che poteva contenere la risposta alla domanda. La nostra ricerca dimostra che i meccanismi noti dell’evoluzione galattica funzionano anche in questo ambiente cosmico particolarmente unico”.

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