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Comunità energetiche: la vera soluzione per risparmiare sulle bollette

Da 20 a 40mila in pochi anni: sono queste le prospettive di crescita delle comunità energetiche nel nostro paese, un fenomeno ancora minoritario

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I risparmi delle comunità energetiche Fonte foto: 123RF

Ogni volta che si apre una bolletta, c’è sempre una piccola preoccupazione nello scoprire quale sarà l’importo da pagare. I rincari sono purtroppo frequenti e nonostante l’impegno dei consumatori, spesso è difficile evitarli. Una soluzione al problema potrebbe essere quella delle comunità energetiche, un fenomeno ancora di piccole dimensioni nel nostro paese, ma destinato a crescere.

In base a una recente statistica, se ne sono contate appena 20, anche se dovrebbero diventare ben 40mila nel giro di appena un lustro, stando a quanto calcolato dal Politecnico di Milano. Le comunità in questione sono formate da associazioni, aziende, negozi, semplici cittadini che sfruttano delle infrastrutture per la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Un altro elemento peculiare delle comunità energetiche è quello dell’autoconsumo, visto che si punta tutto sulla condivisione. I pannelli solari non sono più quelli di una volta, stanno diventando sempre più sofisticati e tecnologici, come quelli flessibili di recente presentazione. Ecco perché attirano un numero crescente di persone: le comunità hanno lo scopo di ridurre i costi delle bollette, circa 50 punti percentuali per la precisione. Non è un obiettivo impossibile, tra l’altro con la guerra in corso in Ucraina c’è una volontà crescente di non dipendere dal gas russo e non solo. Queste realtà sono davvero recentissime.

La prima volta delle comunità in Italia

Il debutto ufficiale delle comunità energetiche in Italia risale al 2020. Nel Lodigiano si è cercato di far funzionare quello che sembrava un semplice esperimento e che invece ha avuto un buon successo. La diffusione è poi avvenuta in Sardegna, tenendo conto del fatto che nell’isola non è presente metano e si punta a mantenere questa particolarità. Non è una sfida impossibile grazie soprattutto ai progressi della tecnologia. Da qualche tempo ne esiste una rivoluzionaria capace di produrre energia da superfici di vetro completamente trasparenti, in poche parole dei pannelli solari come finestre. Il risparmio che assicurerebbero le comunità sembra promettente, peccato che l’Italia sia ancora indietro in questo campo.

Ritardo rispetto all’Europa

Come sottolineato da Maria Grazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF, il nostro paese sarebbe in ritardo rispetto al resto dell’Europa. In particolare, la quantità di rinnovabili prodotta dalle nostre parti in un anno equivale a quella mensile della Spagna o della Germania. Il problema è soprattutto quello della burocrazia, come avviene spesso in tanti altri ambiti. Un’altra lacuna da colmare, sempre secondo Midulla, è quella dei personaggi “visionari”. Si tratta in primis sindaci e amministratori di condominio che dovranno credere con forza nelle comunità energetiche. Nel resto d’Europa è tutta un’altra storia.

All’estero c’è una presenza ben consolidata. Nel Regno Unito ad esempio, sono attive ben 424 comunità energetiche che hanno raccolto oltre 38 miliardi di euro e assicurato risparmi in bolletta per quasi 3,5 milioni di euro. La Spagna, invece, è stato uno dei primi paesi europei a introdurre una legislazione esaustiva sull’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche da rinnovabili. In Germania, poi, sono state calcolate quasi mille realtà nel 2015, con la produzione di energia rinnovabile principalmente dal fotovoltaico.

Il punto di riferimento deve essere, secondo i sostenitori di questo fenomeno, proprio la Germania, paese che è pronto a puntare al 100% sulle rinnovabili entro il 2035. In Italia le comunità energetiche vengono avviate quando si decide un tetto ai consumi in un determinato ambito. La fase successiva è quella della ricerca dei consumatori interessati a farne parte, in modo da ampliare le dimensioni della comunità. Si procede poi con adempimenti amministrativi, tecnici e burocratici. Ci sono aziende vivamente interessate a questa svolta green. L’esempio perfetto è quello Tesla che ha proposto le tegole solari in vendita: ora bisognerà vedere se si tratta soltanto di buoni propositi o si farà anche dell’altro.

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