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SCIENZA

È successo qualcosa di molto preoccupante in una spiaggia in Galizia

Allarme in Galizia, con tonnellate di microplastiche riversate in mare: ecco perchè questo dramma non è purtroppo così insolito e dovremmo preoccuparci

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È necessario parlare di un’emergenza ambientale in fase di svolgimento in Galizia, regione sita a nord-ovest della Spagna. Da ormai metà dicembre hanno iniziato ad apparire in acqua milioni di minuscoli pallini in plastica.

Dimensioni ridottissime, pari a 5 millimetri. Sono noti come pellet e rappresentano la materia prima dell’industria della plastica. Ciò vuol dire che in giro per il mondo vengono costantemente prodotti e spediti, al fine di raggiungere determinate strutture ed essere fusi e sfruttati per costruire oggetti in plastica d’uso quotidiano.

Cos’è accaduto

Il materiale plastico riversato in acqua ha creato un caso tanto politico quanto ambientale, considerando l’impatto sulla natura e le grandi difficoltà nella rimozione di questi elementi tanto piccoli. Tutto frutto di un incidente, ovvero la caduta in acqua di un container trasportato al largo della costa del Portogallo da una nave di un’azienda danese, Maersk.

Dispersi nell’ambiente, i pellet sono difficilissimi da recuperare, il che garantisce amaramente un disastro senza una reale soluzione. Il gruppo ambientalista Noia Limpa ha spiegato d’aver ricevuto un gran numero di segnalazioni, relative a grossi sacchi bianchi rotti, colmi di pellet. Ad oggi ne sono stati ritrovati circa 70, contenenti 25 kg di materiale ognuno. Tutti ovviamente lungo la costa, con attività di pulizia ben coordinata che, ovviamente, non riusciranno a intervenire ovunque, ma riusciranno ad arginare il problema, forse

Allarme ambientale

Il problema della dispersione di microplastiche è tremendamente reale. Il caso della Galizia è tutt’altro che isolato e dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme globale, l’ennesimo. Ogni anno si verificano situazioni di questo genere, che rientrano di fatto nel margine d’errore del trasporto di tali materiali.

Se una perdita del genere è economicamente non rilevante in ambito industriale e commerciale, il discorso cambia radicalmente per l’ecosistema. Per capire quanto spesso capiti una situazione di questo genere, basti pensare ai dati forniti dall’associazione Plastic Soup Foundation. Si occupa di monitorare la diffusione di pellet e non solo, spiegando come ogni singolo anno, nella sola Unione europea, ben 23 miliardi di queste microplastiche finiscano nell’ambiente, in mare e non solo.

Più raro un quantitativo così massiccio sversato, ma non poi tanto. Un caso simile risale al 2021, ovvero ad appena tre anni fa, quando in Sri Lanka una nave mercantile prese fuoco a largo della costa. Il risultato fu 1700 tonnellate di pellet riversate in acqua, insieme con numerosi altri inquinanti. Uno dei disastri ambientali peggiori nella storia del Paese.

Sono oltre duemila le specie marine a contatto con la plastica. Una realtà drammatica, che è quella in cui quasi tutti i Paesi del mondo vivono. Di fatto abbiamo creato un ciclo terrificante, che porta a inquinare l’ambiente marino, la sua flora e fauna, con quest’ultima che, attraverso la pesca, giunge nei nostri piatti e rischia di inquinare il nostro organismo con la plastica trasportata.

Le particelle vengono inoltre ingerite anche dal 90%, circa, degli uccelli marini, così come dal 52% delle tartarughe marine. Le situazioni sono svariate, dall’intrappolamento, in caso di oggetti di medie e grandi dimensioni, al soffocamento, con le microplastiche scambiate per pesci. Secondo l’Ispra, circa il 15-20% delle specie marine che consumiamo sono inquinate.

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