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Morto "l'uomo più solo al mondo": la storia dell'indigeno di Tanaru

È morto l'uomo più solo al mondo, un indigeno che da 26 anni viveva in completo isolamento nel cuore della foresta amazzonica: ecco la sua storia.

C’era una volta un’antica tribù che viveva nel cuore incontaminato dell’Amazzonia: non è una favola, ma una triste storia vera che ha come protagonista un indigeno di cui non si è mai conosciuto neppure il nome. Chiamato da tutti l’uomo più solo al mondo, aveva passato anni di completo isolamento tra le foreste brasiliane, e qualche giorno fa è stato ritrovato ormai privo di vita.

L’uomo più solo al mondo, una storia incredibile

Facciamo un passo indietro: il territorio di Tanaru, una regione selvaggia della foresta amazzonica brasiliana, era un tempo abitato da una tribù indigena dalle origini misteriose. Questo popolo viveva prevalentemente di cacciagione, in un villaggio tra i boschi circondato da allevamenti. Negli anni ’70, alcuni coloni che coltivavano le zone circostanti decisero di espandersi ai danni della tribù, mettendo in atto un vero e proprio massacro. Dal genocidio di questi indigeni sopravvissero solo alcuni uomini, che vennero completamente decimati nel 1995 durante un attacco da parte di minatori illegali.

Questa seconda strage ebbe un unico sopravvissuto, che venne ben presto chiamato l’uomo più solo al mondo. Da quel momento di oltre 26 anni fa, infatti, non ebbe più contatti con altri esseri umani, vivendo in una totale reclusione nell’Amazzonia occidentale. Essendo stato monitorato a distanza dal FUNAI (Fundação Nacional do Indio), l’agenzia governativa brasiliana che si occupa delle tribù indigene, su di lui abbiamo scoperto molte informazioni. Ad esempio, il luogo in cui viveva: si spostava periodicamente su tutto il territorio di Tanaru, costruendo di volta in volta piccole capanne di paglia per ripararsi.

Accanto ad ogni capanna che abbandonava, sono stati rinvenuti strani fori piuttosto profondi nel terreno, di cui non si è mai capito il significato. Per questo, è stato soprannominato anche l’uomo del buco. Per tutto il tempo che lo ha visto lontano da ogni forma di civiltà, l’indigeno si cibava di selvaggina da lui stesso cacciata e di semplice agricoltura: oltre alla frutta spontanea, coltivava mais e manioca. E così, solo com’è vissuto per gran parte della sua vita, se n’è andato in silenzio per cause naturali che non sono ancora state chiarite.

La morte dell’uomo più solo al mondo

Lo scorso 24 agosto 2022, Altair José Algayer del FUNAI si è avvicinato all’ultima capanna conosciuta dell’indigeno, per accertarsi delle sue condizioni di salute. Ed è qui che ha fatto la drammatica scoperta: l’uomo del buco era morto ormai da tempo, probabilmente dal mese di luglio. Ritrovato steso su un’amaca e ornato di alcune piume che, secondo gli esperti, potrebbero avere un significato rituale legato alle cerimonie funebri indigene, si ritiene che la morte non l’abbia sorpreso, bensì che egli la stesse aspettando. Stando ad una rapida stima, avrebbe avuto una sessantina d’anni al momento della sua scomparsa.

Il suo corpo è stato portato a Porto Velho per essere sottoposto ad autopsia, nella speranza di scoprire la causa della morte. Probabilmente, verrà sepolto nel luogo in cui ha sempre vissuto: alcuni esperti indigeni hanno richiesto l’edificazione di un memoriale in suo onore e la costituzione di un’area protetta nella regione di Tanaru, per preservare un luogo ancora incontaminato della foresta amazzonica.

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