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Presto le nostre auto potrebbero essere alimentate da whisky Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Presto le nostre auto potrebbero essere alimentate da whisky

I sottoprodotti della produzione di whisky possono essere usati come biocarburante, riducendo sia gli sprechi nella distillazione che le emissioni di Co2

Muovere una macchina costa: in termini di denaro ma anche di impatto sull’ambiente, perché estrarre carburante ha un grosso impatto sulle emissioni, e lo ha anche bruciare carburante per far andare un veicolo.

Negli anni, abbiamo cercato soluzioni alternative, e alcune hanno preso piede: l’elettrico, per esempio. Esistono i carburanti sintetici, ma gli studi sono ancora alle prime fasi. Ci sono stati molti tentativi con i combustibili che derivano da materiali organici, come le piante, la soia o il burro d’arachidi. Tuttavia, le difficoltà sono evidenti: il costo, per esempio, ma anche il fatto che per produrli serve tantissimo terreno su cui bisognerebbe costruire impianti che contribuirebbero all’emissione di Co2.

La soluzione giusta è quella di usare gli scarti di qualche produzione. Su una in particolare gli esperti stanno lavorando: il whisky.

Una macchina che va a whisky

L’idea di usare questo distillato scozzese come sostitutivo del carburante è di Martin Tangney, fondatore della startup Celtic Renewables, che usa un processo di fermentazione per trasformare i sottoprodotti del whisky in prodotti biochimici che possono sostituire parte della benzina e del diesel usati nelle automobili.

La startup usa un processo noto come fermentazione acetone-butanolo-etanolo (ABE) in cui i batteri scompongono gli zuccheri del whisky e dei liquidi di scarto della sua produzione in acidi. Questi a loro volta vengono ulteriormente scomposti in solventi come il butanolo e l’etanolo, che possono essere aggiunti alla benzina o al diesel per alimentare un’auto.

È una tecnologia che funziona: Celtic Renewables lo ha dimostrato guidando una Ford non modificata sulle strade scozzesi, usando il 15% di biobutanolo ricavato dal whisky. In realtà ci sono già veicoli alimentati a whisky che girano per la Scozia: la distilleria Glenfiddich, usa il biogas prodotto in loco dai sottoprodotti del distillato per alimentare alcuni dei suoi camion, riducendo le emissioni di carbonio del 90%.

Secondo Tangney, gli scarti del whisky possono essere usati per creare molto di più dei biocarburanti. I solventi della sua fermentazione possono essere usati come alternativa al petrolio nella plastica, nei cosmetici, nei prodotti farmaceutici, nell’abbigliamento e nell’elettronica. Intanto, la Celtic Renewables è al lavoro: ha costruito la prima bioraffineria scozzese l’anno scorso, e oggi ha la capacità di convertire 50mila tonnellate di sottoprodotti del whisky in prodotti biochimici.

Un alcolico inquinante

C’è anche un altro importante vantaggio nell’usare il whisky come carburante per le auto: si salverebbe moltissimo materiale che altrimenti andrebbe sprecato.

Circa 44 bottiglie di whisky scozzese vengono spedite in tutto il mondo ogni secondo, rendendolo il distillato più commerciato a livello internazionale e generando ricavi da esportazione per 5,5 miliardi di euro lo scorso anno.

Ma per ogni litro di whisky spedito, c’è un’enorme quantità di whisky sprecato: circa 2,5 chili di sottoprodotti solidi conosciuti come draff, 8 litri di liquido di scarto che si chiama pot ale, e 10 litri di spent lees, un residuo acquoso. Quindi in totale 684mila tonnellate di scorie e oltre 2,3 miliardi di litri di pot ale ogni anno, secondo Zero Waste Scotland. Una parte viene usata per l’alimentazione degli animali, e una parte va in discarica o viene scaricata nei fiumi e negli oceani.

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