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SCIENZA

Perché il colore blu è raro in natura

La causa dipende dalla chimica, dalla fisica e da come vediamo i colori. Tra tutte le tipologie di rocce, nelle piante e nei fiori, o nella pelliccia, nelle piume, nelle squame e nella pelle degli animali, il blu è sorprendentemente scarso.

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Perché il colore blu è raro in natura Fonte foto: 123rf

Se si pensa al cielo o all’oceano, si può ritenere che in natura il colore blu sia comune ma la realtà è ben diversa. Tra tutte le tipologie di rocce, nelle piante, nei fiori, nella pelliccio o nelle piume o nelle squame degli animali, questa tonalità è sorprendentemente scarsa. Il motivo dipende dalla chimica e dalla fisica attraverso le quali vengono prodotti i colori, ma anche da come li vediamo. A spiegare scientificamente il perché la sfumatura blu è così rara nell’ambiente è lo scrittore e giornalista Kai Kupferschmidt, autore del libro “Blue: In Search of Nature’s Rarest Color”. Il testo esplora la scienza e la natura di questa tonalità e come viene recepita visivamente dall’occhio umano.

Perché il colore blu è raro in natura

Ciascuno dei nostri occhi contiene tra 6 milioni e 7 milioni di cellule sensibili alla luce chiamate coni che ci permettono di vedere le diverse sfumature dei colori. Ci sono tre diversi tipi di coni nell’occhio di una persona con una visione normale e senza patologie oculari. Ogni tipo di cono è più sensibile a una particolare lunghezza d’onda della luce: rosso, verde o blu. Le informazioni provenienti da milioni di coni raggiungono il nostro cervello come segnali elettrici che ci comunicano tutti i tipi di luce riflessa che vediamo, traducendoli in diverse sfumature di colore.

Quando osserviamo un oggetto colorato, per esempio uno zaffiro o un fiore di ortensia, “l’oggetto assorbe parte della luce bianca che cade su di esso” mentre il resto della luce riflessa ha un colore, ha spiegato lo scrittore scientifico Kai Kupferschmidt a WordsSideKick.com. “Quando vedi un fiore blu, come un fiordaliso, lo vedi blu perché assorbe la parte rossa dello spettro“, ha detto l’autore. In pratica, il fiore appare blu perché quel colore è la parte dello spettro che la pianta ha rifiutato. Perché un fiore appaia blu, “deve essere in grado di produrre una molecola in grado di assorbire quantità molto piccole di energia”, per assorbire la parte rossa dello spettro.

La generazione di tali molecole, che sono grandi e complesse, è difficile da realizzare per le piante, motivo per cui i fiori blu sono prodotti da meno del 10% delle quasi 300.000 specie di piante nel mondo. Per quanto riguarda i minerali, le loro strutture cristalline interagiscono con gli ioni per determinare quali parti dello spettro vengono assorbite e quali vengono riflesse. Il minerale lapislazzuli, che produce il raro pigmento blu oltremare, contiene ioni trisolfuro – tre atomi di zolfo legati insieme all’interno di un reticolo cristallino – che possono rilasciare o legare un singolo elettrone. Sarebbe proprio questa differenza di energia a donargli la sfumatura blu.

Tra gli animali il blu è ancora più raro. Per esempio le farfalle dalle ali blu del genere Morpho hanno nanostrutture intricate e stratificate sulle loro squame alari che manipolano strati di luce in modo che alcuni colori si annullino a vicenda e solo il blu venga riflesso. Ma la pelliccia degli animali non è mai naturalmente di questo colore alla luce visibile. La rarità del blu ha fatto sì che le persone lo considerassero un colore di alto rango per migliaia di anni, ma gli scienziati stanno studiando anche perché in alcune specie le sfumature di questo colore sono prevalenti e ben evidenziate.

Restando nel mondo della fauna terrestre, si sta osservando che alcune specie animali si stanno restringendo e il fenomeno non avrebbe una causa positiva.

Stefania Bernardini

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