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SCIENZA

Come muoiono le stelle? La teoria che spiazza gli scienziati

Un gruppo di astronomi australiani si è imbattuto in una magnetar decisamente insolita che potrebbe riscrivere le teorie sulle stelle morte

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È proprio vero, in astronomia non ci si annoia mai. Lo sanno bene gli autori della ricerca scientifica guidata dalla Curtin University of Australia. Gli esperti si sono concentrati sulle stelle morte, visto che molte delle loro consapevolezze sono state messe a dura prova da una bizzarra stella di neutroni. Che cosa non convince di questo corpo celeste?

È il campo magnetico che ha destato l’attenzione degli studiosi. In poche parole sarebbe talmente potente da emettere energia in modo più lento rispetto a qualsiasi altra stella dello stesso tipo. Volendo essere ancora più precisi, si sta parlando di una magnetar, il cui campo magnetico è appunto miliardi di volte più grande rispetto a quello terrestre.

Stelle morte e onde radio

A stravolgere le concezioni sulle stelle morte ci ha pensato un corpo celeste che emette onde radio a intervalli di circa 22 minuti. La stella, meglio nota come GPM J1839-10, si trova a 15mila anni luce dalla Terra, nello specifico nella costellazione dello Scudo che è una di quelle più immerse in profondità per quel che riguarda la Via Lattea. Oltre alle onde radio, la magnetar si rende protagonista di esplosioni di radiazioni che hanno una durata cinque volte più lunga rispetto ad altri oggetti simili nel cosmo.

Secondo gli autori della ricerca, tutto questo non può che sfidare la comprensione attuale delle stelle morte e delle magnetar. La lentezza di GPM J1839-10 significa sostanzialmente una cosa, cioè che la stella è molto vecchia e il suo campo magnetico è troppo debole per produrre onde radio significative. In altre parole, si trova al di sotto della sua “linea di morte”, eppure è viva come non mai. Inoltre, non è soltanto un piccolo segnale, ma qualcosa di molto più evidente. Ogni 22 minuti, viene emesso un impulso che dura 300 secondi, un comportamento che si ripete da 33 anni ormai.

Nuove consapevolezze sulle stelle morte

Qualunque sia il meccanismo dietro a tutto questo, rimane un evento straordinario e tutto da approfondire. Tra l’altro, GPM J1839-10 rappresenta qualcosa di completamente nuovo per gli scienziati. Si tratta soltanto del secondo esempio in assoluto di magnetar lenta, con il precedente che era stato notato da uno studente universitario dello stesso ateneo australiano che ha pubblicato la recente ricerca. Il primo avvistamento aveva comunque lasciato la comunità un po’ perplessa proprio per il comportamento anomalo. Soltanto con questi nuovi approfondimenti è stato possibile saperne di più e provare a ricostruire quello che succede nel cielo.

Nelle precedenti descrizioni astronomiche, si parlava della magnetar come di un oggetto celeste transitorio e soprattutto enigmatico, in grado di sparire in maniera intermittente. In aggiunta, si era subito capito come le emissioni di potenti raggi di energia si ripetessero tre volte ogni ora. Per dissipare una parte dei dubbi è stato necessario cercare oggetti simili nello Spazio, così da appurare che non sia stato un episodio isolato invece che la più classica delle punte dell’iceberg. Sulle stelle morte si sa ancora troppo poco e la speranza è che questa ricerca possa far arrivare a delle conclusioni più solide di quelle di cui si è già in possesso.

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