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SCIENZA

C'è un fiume dove l'acqua è diventata nera: un nuovo studio riaccende il caso

Il fiume Ruki, in Africa, è forse il più nero del mondo: le sue acque sono ricche di composti organici disciolti, ma da dove vengono? Un nuovo studio fa finalmente luce sul mistero.

Fiume Ruki Fonte foto: iStock

Immerso nella giungla, il fiume Ruki ha delle acque incredibilmente nere, forse le più scure al mondo: immergendovi la mano, è quasi impossibile vederla. Che cosa ha provocato questo fenomeno? Gli scienziati se lo sono sempre chiesto, ma finora compiere uno studio approfondito è stato impossibile, a causa delle difficili condizioni del luogo. Finalmente, una nuova indagine fa chiarezza sul mistero.

Il raro caso del fiume Ruki

Avete mai sentito parlare del Rio Negro, che attraversa l’Amazzonia? Le sue acque sono molto scure, a causa delle sostanze provenienti dalla vegetazione in decomposizione in esse disciolte: il suo nome, in effetti, deriva proprio da questa particolare caratteristica. Ebbene, gli scienziati hanno trovato un fiume che ha le acque ancora più scure, praticamente nere. Si tratta del Ruki, uno dei più grandi affluenti del fiume Congo, in Africa. “Siamo rimasti colpiti dal suo colore” – ha affermato Travis Drake, ricercatore del Politecnico Federale (ETH) di Zurigo e autore dello studio pubblicato su Limnography and Oceanography.

Il motivo per cui l’acqua è nera non è certo un segreto: il colore è causato dalle grandi quantità di composti organici disciolti e dalla scarsa presenza di sedimenti depositati, vista la bassa pendenza del fiume. I composti organici sono ricchi di carbonio, e vengono trasportati nel Ruki dalle piogge, che “lavano” la vegetazione in decomposizione della giungla. Inoltre il fiume stesso, durante la stagione delle piogge, inonda la foresta e i livelli dell’acqua rimangono molto alti per settimane, trascinando via le sostanze liberate dalle piante.

C’è tuttavia un’altra fonte possibile di carbonio: si tratta delle torbiere che sono molto diffuse in quest’area. Il bacino idrografico del Ruki, che è quattro volte più grande della Svizzera, è ricoperto per l’83% da foresta pluviale incontaminata e per il 10% da paludi e torbiere, la maggior parte delle quali sommerse per quasi tutto l’anno. Sebbene il fiume sia studiato dagli anni ’30, non sono mai stati raccolti campioni per analizzare la sua composizione chimica. Non sapevamo dunque quanto carbonio organico disciolto vi fosse nelle sue acque, né da dove provenisse.

Da dove proviene il carbonio organico disciolto

Il nuovo studio indaga proprio sulla quantità di carbonio organico disciolto e sulla sua provenienza. Gli scienziati, guidati da Drake, si sono installati nei pressi della città di Mbandaka, a poca distanza dal punto in cui il fiume Ruki converge nel Congo, e hanno misurato la sua portata ogni due settimane e il livello quotidiano dell’acqua per un intero anno. Inoltre hanno raccolto numerosi campioni, analizzati poi dall’ETH di Zurigo. Il risultato è sorprendente: il Ruki contiene quattro volte più composti di carbonio organico rispetto al fiume Congo e 1,5 volte di più rispetto al Rio Negro.

Attraverso l’analisi degli isotopi del carbonio, inoltre, gli esperti sono riusciti a scoprire che la maggior parte delle sostanze disciolte in acqua sono provenienti dalla vegetazione della foresta pluviale in decomposizione. Solo per un breve periodo di tempo, tra marzo e aprile (ovvero alla fine della stagione delle piogge), si trovano tracce di carbonio proveniente dalle torbiere. Ma non è chiaro perché ciò accada. “Nel complesso, tuttavia, vediamo pochissima torba nel fiume. E questa è una buona notizia, perché significa anche che le torbiere sono stabili” – ha dichiarato Drake.

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