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I reperti riemersi grazie alla siccità Fonte foto: Instagram
SCIENZA

Le macerie emerse (dal nulla) che non sono un buon presagio

La siccità è una disgrazia per gli agricoltori, ma sta facendo la fortuna dei paleontologi e archeologi, alle prese con grandi scoperte presso il Po

Nel film “Johnny Stecchino" la siccità viene scherzosamente additata come una delle principali piaghe della città di Palermo. Quella che invece sta colpendo il nostro paese da qualche tempo a questa parte ha sia dei risvolti positivi che negativi. L’agricoltura non può esserne contenta per i problemi legati alle poche piogge, mentre archeologi e paleontologi esultano.

Proprio la siccità sta permettendo la scoperta di reperti storici che si credeva fossero andati perduti per sempre. L’esempio lampante è quello del Po, fiume da cui stanno riemergendo mezzi militari che risalgono niente meno che alla seconda guerra mondiale e persino antichi borghi medievali. Come è possibile?

Qualche giorno fa è apparso evidente come un solo lago italiano si sia salvato dalla siccità. Nel caso del Po, ogni anno queste acque “restituiscono" reperti di ogni tipo, tra cui fossili animali che fanno la gioia del mondo archeologico. Come sottolineato dall’Agenzia Interregionale per il Fiume Po (AIPO), poi, nell’ultimo anno sono aumentati a vista d’occhio coloro che si mettono in cerca di queste preziose testimonianze, più di un semplice hobby. Qualche esempio di ritrovamento sensazionale? Il tratto vercellese del fiume ha dato spettacolo: si tratta dei resti di un ponte di epoca medievale con materiale romano, oltre a bastioni difensivi (sia di età medievale che successiva).

Animali e reperti

Il Lago di Como non è stato meno “generoso" in questo senso. La secca del Po e la siccità hanno fatto riemergere dei fossili millenari che hanno emozionato esperti di archeologia e paleontologia e non solo. La scoperta più sensazionale è stata quella del cranio di un cervo di grandi dimensioni, un animale vissuto addirittura 100mila anni fa. Sempre in questo luogo, poi, sono tornati alla luce rinoceronti, iene e persino leoni: tutto questo significa la presenza, tantissimi anni fa, di una civiltà che però non è riuscita a lasciare tracce tangibili. E che dire delle testimonianze della seconda guerra mondiale?

Un carro armato sparito in guerra

Un volontario del museo dedicato a questo conflitto bellico e al fiume Po, struttura che si trova nel Comune di Sermide e Felonica (provincia di Mantova), si è imbattuto in un carro armato imponente. Si trama di un semicingolato di fabbricazione tedesca, non più visibile da tempo a causa della spessa coltre di sabbia e che la siccità ha permesso di recuperare con grande emozione visto che questo mezzo verrà di sicuro esposto in tempi brevi al pubblico. L’Italia è comunque in buona compagnia da questo punto di vista, come reso evidente dal villaggio riemerso di recente proprio a causa delle scarse precipitazioni.

Altri esempi nostrani meritano attenzione. Nel Reggiano una grande imbarcazione di 15 metri è stata scoperta sempre in seguito alla siccità: non era altro che un mezzo per trasportare prodotti agricoli, carbone e altro ancora, affondata a causa dei bombardamenti nazisti del 1945. All’altezza di Zibello, in provincia di Parma, è invece apparsa la mandibola di un lupo, la testimonianza dell’abbondanza di questa specie in Pianura Padana in passato. Infine, non lontano da Alessandria il fiume ha restituito ai nostri occhi una casa in mattoni costruita nel periodo medievale e che era andata persa per sempre per colpa di un’alluvione ottocentesca.

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