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Nebulosa "Uovo Marcio": a cosa deve il suo nome inconsueto

La nebulosa "Uovo Marcio" è forse una delle più intriganti in assoluto, non soltanto per il suo odore pungente e a dir poco sgradevole

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La nebulosa "Uovo Marcio": il perché del nome Fonte foto: NASA/Hubble

Un odore inconfondibile, anche nello spazio. Quella dell’uovo marcio è senza dubbio una delle “fragranze” meno gradite dalle nostre narici, ma non riguarda esclusivamente il pianeta Terra. Non è un caso che queste due parole tanto disgustose siano il soprannome affibbiato a una nebulosa dalla composizione chimica a dir poco particolare.

Come è facile intuire, questo agglomerato interstellare è composto essenzialmente da molecole ricche di zolfo, come avviene nel caso dell’acido solfidrico e dell’anidride solforosa. Proprio questi elementi sono alla base dell’odore pungente che ricorda appunto quello delle uova marce. Di cosa si tratta nello specifico? Il nome ufficiale della nebulosa in questione è molto più complicato di quanto si potrebbe pensare.

Si sta parlando infatti di quella che è nota con la sigla OH231.8+4.2, una stella i cui gas e la polvere vengono soffiati normalmente in direzioni opposte. Il quantitativo di questa polvere è talmente alto che è difficile visionare in maniera diretta l’oggetto celeste. Verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso è stato fortunatamente possibile scattare un’immagine a colori della stessa nebulosa grazie ad Hubble, sfruttando filtri a infrarosso e uno spettrometro. In questa maniera si sono subito notate le differenze di composizione e quelle di temperatura nella struttura gassosa. Una domanda sorge spontanea a questo punto.

La costellazione in cui si trova la nebulosa

Perché mai la nebulosa dovrebbe avere un odore che ricorda quello delle uova marce? Ci sono tante nebulose che meritano attenzione, come quella di Orione di cui sono state diffuse le immagini mozzafiato nei mesi scorsi. Il fascino di OH231.8+4.2 sta invece nel fatto che i composti gassosi, tra cui l’acido solfidrico si formino dopo il passaggio delle onde d’urto. Quando l’uovo si decompone, si libera appunto lo stesso acido solfidrico che è presente a causa dell’elevata quantità di amminoacidi solforati nelle proteine dell’uovo. Il luogo esatto in cui si trova è in direzione della costellazione australe Puppis, per la precisione la più grande e la più settentrionale delle tre costellazioni in cui è stata divisa la vecchia Nave Argo. Tra l’altro, la nebulosa di cui si sta parlando ha permesso di assistere in diretta a un evento particolare.

Le immagini di Hubble

Era il 2017 e gli astronomi della NASA e dell’ESA riuscirono a osservare in tempo reale la morte di una stella simile al Sole. Ancora una volta, le immagini straordinarie furono catturate dal telescopio Hubble, capace di immortalare non molto tempo fa persino la fusione fra tre galassie. Nel caso della nebulosa “Uovo Marcio”, si notarono distintamente le fasi iniziali dell’agonia di una stella, un fenomeno che non pregiudica la possibilità di sopravvivenza del pianeta attorno a cui ruota. Cinque anni fa l’emozione fu comprensibilmente altissima, visto che il fenomeno iniziale è piuttosto raro e avviene in un arco temporale paragonabile a quello di un battito di ciglia, anche se poi l’agonia successiva è molto più lunga.

La forma della nebulosa “Uovo Marcio” è davvero singolare. I getti di polveri e gas sono ben visibili e rappresentano l’involucro esterno della stella che ha generato l’agglomerato di polveri e gas. La fantasia non è di certo mancata nella descrizione dell’oggetto celeste. Oltre alle uova, si è fatto spesso riferimento alle zucche, dato che il colore tendente all’arancione e la forma allungata potrebbero ricordare appunto il gustoso ortaggio. Gli scienziati hanno appena scoperto come e quando il nostro Sole morirà: sarà di sicuro un momento epico, la speranza per i posteri è che non ci sia lo stesso odore di OH231.8+4.2.

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