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esoluna Fonte foto: Reuters
SCIENZA

Potremmo aver trovato una rarissima esoluna

Giganteschi e gassosi, sono oggetti celesti difficilissimi da individuare. Ma ci sono novità: una rarissima esoluna potrebbe essere stata finalmente individuata

Lo spazio è pieno di misteri. Conosciamo molto poco di quello che circonda la Terra e il Sistema Solare, o comunque ci sono oggetti di cui intuiamo l’esistenza, ma di cui non abbiamo prove. O che non abbiamo mai visto. O che sono talmente misteriosi da rimanere un enigma per gli scienziati.

Uno di questi oggetti erano le esolune. Ma finalmente potremmo averne identificata una.

La nuova esoluna

Agli scienziati serve sempre una prova delle loro scoperte. E se una prima esoluna era stata individuata nel 2018, ora un secondo avvistamento di un oggetto simile certifica la scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Astronomy.

Una esoluna è una luna che si trova al di fuori del Sistema Solare. La nuova esoluna scoperta è gigantesca, e orbita intorno a un esopianeta (secondo la stessa logica, un pianeta al di fuori del Sistema Solare o, come in questo caso, addirittura al di fuori della Via Lattea) che si chiama Kepler 1708b, a 5500 anni luce di distanza dalla Terra.

Il nuovo corpo celeste è grande 2,6 volte la Terra, una misura che non ha paragoni tra tutte le lune del Sistema Solare. Giusto per capire, la nostra Luna è 3,7 volte più piccola della Terra. La prima esoluna, quella individuata nel 2018, aveva le dimensioni di Nettuno e orbitava intorno all’esopianeta Kepler 1625b.

“Abbiamo trovato fino a 10mila oggetti celesti che potrebbero essere esopianeti", spiega David Kipping, autore delle due scoperte. “Ma le esolune sono molto più rare".

Le due possibili esolune condividono alcune caratteristiche: sono probabilmente gassose, sono enormi, e sono lontane dai loro pianeti di riferimento. È possibile che entrambe fossero in realtà pianeti, intrappolati nelle orbite di Kepler1708b e Kepler 1625b, che sono molto più grandi.

Oggetti difficili da trovare

In realtà le due esolune individuate da Kipping stanno ancora passando attraverso un processo di revisione: a questo stadio sono oggetti celesti candidati a essere esolune.

Ma tutti sperano che lo siano, proprio perché sono così difficili da individuare, soprattutto per via delle dimensioni ridotte rispetto agli esopianeti.

Dei 10mila oggetti celesti che potrebbero essere esopianeti di cui parlavamo prima, quattromila sono stati confermati, ma comunque trovarli non è stato facile. Di solito si usa il metodo del transito, cioè la ricerca di diminuzioni nella luce delle stelle quando un pianeta passa loro davanti. Ma per le lune questa diminuzione sarebbe ancora più lieve, e quindi più difficile, da intercettare.

Per trovare questa seconda luna potenziale, Kipping e il suo team hanno utilizzato i dati della ex missione Kepler della NASA per esaminare alcuni degli esopianeti giganti gassosi più freddi che il telescopio ha trovato. Hanno scelto i pianeti gassosi perché nel nostro Sistema Solare sono proprio i gassosi, Giove e Saturno, ad avere il maggior numero di lune.

Dei 70 pianeti che hanno studiato, solo uno ha rivelato il segnale luminoso che rappresenta un compagno, che sembrava potesse essere una luna. C’è solo l’1% di probabilità che fosse qualcos’altro.

Secondo Kipping difficilmente altre esolune avranno le dimensioni delle due candidate già individuare. Probabilmente sono riusciti a individuarle proprio per via delle loro dimensioni fuori dal comune.

Per confermare che i due candidati siano davvero esolune saranno necessarie osservazioni da parte del telescopio spaziale Hubble e del telescopio spaziale James Webb nel 2023. Nel frattempo, Kipping e il suo team continuano a raccogliere prove a sostegno delle esolune.

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