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SCIENZA

Sappiamo qualcosa di nuovo e inaspettato sul buco nero supermassiccio vicino alla Terra

C'è un buco nero supermassiccio dal passato diverso da quello che si era sempre immaginato, come appurato di recente dagli astronomi

Secondo Charles Dickens, è inutile ricordare il passato se non ha qualche effetto sul presente. La frase dello scrittore inglese calza a pennello nel caso di un buco nero supermassiccio che è meglio noto come Sagittarius A*, la cui prima immagine è stata svelata giusto un anno fa. Uno studio scientifico ha svelato cosa è successo a questo corpo celeste prima dei giorni nostri.

La ricerca è apparsa sulla rivista “Nature” e mette in luce un dettaglio di non poco conto. In poche parole, il buco nero in questione non sta “dormendo” da un tempo indefinito come si è sempre creduto finora, molti anni fa si comportava in modo decisamente diverso. Per arrivare a queste conclusioni è stato necessario sfruttare uno strumento specifico, il telescopio IXPE.

I raggi X del buco nero supermassiccio

Altro che quiescenza prolungata, il buco nero supermassiccio di cui si sta parlando era attivo come non mai circa due secoli fa. Proprio in questo passato, il corpo celeste avrebbe inglobato polveri e gas e le conseguenze di tutto questo si possono notare ancora oggi. I raggi X che vengono emessi dalle nubi cosmiche attorno al buco nero sono infatti la naturale prosecuzione delle attività avvenute duecento anni fa. Già in precedenza gli astronomi si erano concentrati sul fatto che le emissioni registrate in questa zona dell’Universo fossero parecchio luminose e ora c’è una spiegazione plausibile per quello che è stato immortalato.

Come già anticipato, il telescopio che ha permesso di scoprire la verità su questo buco nero supermassiccio che si trova al centro della Via Lattea, è l’IXPE (acronimo che sta a identificare l’Imaging X-ray Polarimetry Explorer). Si tratta di un dispositivo progettato e gestito dalla NASA e in grado di misurare con precisione qual è la polarizzazione della luce nei raggi X. In pratica, il suo compito è quello di capire dove questo campo elettrico si dirige e la sua intensità effettiva. Un altro strumento fondamentale per arrivare agli ultimi aggiornamenti su Sagittarius A* è stato il satellite X Chandra, sempre della NASA.

Un buco nero supermassiccio ancora da osservare

Il confronto tra le varie informazioni e le immagini raccolte ha aiutato gli autori dello studio scientifico apparso su “Nature”, tanto è vero che si conosce il punto esatto dell’origine della polarizzazione. Come hanno spiegato gli esperti, l’angolo della stessa polarizzazione funziona come se fosse una bussola, andando a indicare la sorgente della luce che è scomparsa da tempo. Il prossimo obiettivo sarà quello di ripetere le osservazioni, riducendo al minimo gli errori di misurazione.

La storia relativa al buco nero supermassiccio della Via Lattea è piuttosto recente. Nel 2002, i ricercatori si concentrarono su una stella, S2, che si trovava proprio nei pressi di Sagittarous A*. Grazie all’orbita di un altro oggetto celeste, poi, fu possibile determinare con cura la massa del buco nero, il tutto in un raggio non superiore alle 17 ore luce. In seguito si è stimata una massa pari a quasi 4 milioni di masse solari, prima che il telescopio IXPE della NASA raccontasse il vero passato di questo corpo celeste che è ancora tutto da decifrare.