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La splendida foto di un simbolo italiano scattata dalla NASA Fonte foto: NASA/Joshua Stevens
SCIENZA

La splendida foto del Vesuvio scattata dalla NASA

Il nostro Vesuvio, ripreso da un satellite americano, si staglia tra le nuvole bianche: la NASA scatta una foto di uno dei simboli dell'Italia

La NASA ci ha abituati a foto sensazionali. Alcune sono molto belle dal punto di vista artistico, altre sono fondamentali per la ricerca scientifica, come quella che racconta della prima volta in cui abbiamo “visitato" il sole.

Il profilo Instagram del colosso scientifico statunitense è ricco di foto interessanti e scientificamente accurate: e oggi, in alto, campeggia anche un po’ d’Italia.

La foto del Vesuvio

Si vede un mare di bianco, con al centro una piccola chiocciola verde e marroncina. È il Vesuvio, il secondo vulcano più importante d’Italia dopo l’Etna.

La cima della montagna spacca le nuvole, come è stato catturato dal satellite Landstat 8, che ruota intorno alla Terra e la osserva.

La splendida foto del Vesuvio scattata dalla NASA

Il nostro vulcano

Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo presente sulla terraferma in Europa: gli altri sono tutti su isole. Ma non si preoccupino i napoletani: il Vesuvio è sì un vulcano attivo, ma è anche dormiente. La sua ultima eruzione risale infatti a 77 anni fa.

Se ha un posto rilevante nel nostro presente, ne ha uno maggior nel nostro passato: era sacro per gli antichi romani, e dedicato al semidio Ercole, figlio di Giove e della regina Alcmena.

Oggi il Vesuvio è uno dei simboli caratteristici della città di Napoli, e si staglia in distanza su suo golfo, in una delle immagini più famose dell’Italia all’estero.

Napoli è anche una delle città più densamente popolare d’Italia e d’Europa, quindi il Vesuvio è tenuto costantemente monitorato da un osservatorio vulcanologico, che tra le altre cose è anche il primo che sia mai stato costruito al mondo. In questo osservatorio gli scienziati sono in grado di datare i campioni di lava, e così di determinare che il vulcano ha avuto otto grandi eruzioni, l’ultima nel 1944.

In epoca antichissima, tra i 25mila e i 3mila anni fa, ci sono state una serie di eruzioni molto violente: una, in particolare, ha completamente seppellito l’area dove oggi sorge Napoli, e le strisce di lava, fiamme e rocce sono arrivate fino all’attuale Avellino.

Ma l’eruzione più famosa è sicuramente quella del 79 d.C., quella che ha completamente distrutto le città di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabia. È durata due interi giorni, e gli storici ritengono abbia ucciso 16mila persone, rimaste bloccate dalla lava nelle posizioni in cui sono state ritrovate nei secoli successivi.

Nel secolo scorso, sono state due le eruzioni: nel 1906 e nel 1944. La prima circondò completamente la città di Ottaviano, uccidendo 300 persone. La seconda fu decisamente meno distruttiva, e lasciò di stucco i giornalisti e i soldati americani sbarcati nel Meridione.

Da allora, il Vesuvio è rimasto dormiente, abbandonando anche il pennacchio di fumo, che nei secoli scorsi era stata una costante.

Visto il suo potenziale distruttivo, il vulcano è costantemente monitorato. Anche perché questa quiescenza “dinamica" è atipica, nella scienza vulcanologica e anche in base al passato attivo del vulcano. Gli scienziati sono divisi: qualcuno prevede una nuova eruzione nei prossimi 50 o 100 anni, altri parlano di secoli.

Intanto lui resta lì, meraviglioso e pacifico, a fare da sfondo a Napoli.

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