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Quanto ghiaccio sta perdendo la Groenlandia? Abbiamo una risposta e non è un buon segno

Allarme in Groenlandia, dove la calotta glaciale va assottigliandosi molto più velocemente del previsto: ecco le conseguenze

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Continuano a giungere segnali a dir poco allarmanti dalla Groenlandia, che perde quantitativi enormi di ghiaccio e una rapidità allarmante. Secondo uno studio, l’isola perderebbe il 20% in più rispetto a quanto stimato in precedenza. Procedendo di questo passo, le correnti oceaniche risulterebbero gravemente a rischio e, di conseguenza, anche la regolarizzazione delle temperature globali.

Allarme in Groenlandia

La calotta glaciale in Groenlandia si sta riducendo. Un fenomeno aggravatosi sempre più a partire dagli anni ’90. Il tutto ovviamente provocato dal riscaldamento della Terra connesso ai cambiamenti climatici. Un destino comune con la calotta antartica e i ghiacciai di tutto il mondo. Un nuovo studio lancia un campanello d’allarme gravoso, sottolineando come lo scioglimento avvenga a un ritmo molto elevato. È scomparso circa il 20% in più di calotta rispetto alle previsioni.

Il ghiaccio mancante, per così dire, si è rotto e sciolto alle estremità, lungo il perimetro dell’isola. Il nuovo studio pubblicato da Nature fornisce un resoconto dettagliato del processo. Non una totale sorpresa per gli scienziati, che sapevano di tutto ciò ma avevano faticato nel tentare di misurare il tutto in maniera esaustiva.

Ecco le parole del glaciologo Chad Green: “Quasi tutti i ghiacciai della Groenlandia si stanno ritirando. Ciò è vero ovunque si guardi. Questo ritiro sta avvenendo ovunque e tutto insieme”. Considerando come le estremità di questi ghiacciai siano generalmente sotto il livello del mare, in fiordi profondi, il ritiro non contribuisce direttamente all’innalzamento del livello del mare.

Lo scioglimento aggiunge però un afflusso d’acqua dolce, che ha implicazioni per i modelli e le proiezioni climatiche per tutta la Terra, così come per il sistema di correnti oceaniche. Ciò è enormemente importante, dal momento che quest’ultimo regola le temperature su ambo le sponde dell’Atlantico.

Un nuovo studio

Il team del dottor Greene ha combinato più di 200mila osservazioni dei punti terminali dei ghiacciai. Di fatto ha coperto quasi tutta la Groenlandia, con l’ausilio di immagini scattate dai satelliti dal 1985 al 2022. Oggi si ha una visione completa a volo d’uccello dei margini di contrazione della calotta. Ciò è stato reso possibile dall’uso di dati pubblici esistenti, provenienti da differenti studi. Uno sguardo d’insieme nel tempo, per un ciclo pari agli ultimi 40 anni di storia.

Le stime precedenti, legate all’evoluzione delle dimensioni della calotta in Groenlandia, si basavano su tre tipi di misurazioni: altitudine della superficie, velocità del ghiaccio che passa vicino a punti fissi e attrazione gravitazionale prodotto dalla massa della calotta.

Combinando le differenti stime, gli scienziati possono affermare come l’isola abbia perso un totale di quasi 5mila miliardi di tonnellate di ghiaccio dal 1992 a oggi. Si può dunque affermare anche quale sia stato l’esatto contributo all’innalzamento del livello del mare: 13 millimetri, circa. Tali analisi però non riescono a decifrare gli accadimenti ai margini, ovvero ai piedi delle centinaia di ghiacciai che trovano spazio nei fiordi dell’isola.

Secondo il nuovo studio, questo processo (chiamato ritiro delle terminazioni glaciali) rappresenta un ulteriore trilione di tonnellate di ghiaccio perse, non tenute in conto dalle altre valutazioni. Secondo l’Agenzia spaziale europea, tale quantitativo equivale a circa un cubo di ghiaccio che copre un’area più alta del Monte Everest. Dal 1985 a oggi i “guadagni”, in termini di sviluppo dei ghiacci, sono stati minimi rispetto alle perdite registrate.

Greene ha paragonato tutto ciò allo staccare una spina. L’arretramento dei terminali ha permesso all’intero ghiacciaio di scorrere più velocemente, assottigliandosi. Si è dunque accelerato anche lo scioglimento di parti sopra il livello del mare. L’impatto in tal senso è dunque evidente, anche se indiretto.

Si aggiunge, dunque, una quantità enorme di acqua dolce all’oceano, indebolendo potenzialmente un sistema di correnti oceaniche, Atlantic Meridional overturning Circulation, di enorme importanza.

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