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SCIENZA

Un'ondata di caldo senza precedenti, sfiorati i 60 gradi in Brasile: cosa si rischia ora

Il Brasile offre un'anteprima della Terra di domani: allarme caldo estremo e roghi, con picci superiori a 50°C

Il caldo record in Brasile è un chiarissimo campanello d’allarme, per quanto si corra sempre il rischio di considerare questo tipo di problematiche unicamente altrui. La situazione vissuta attualmente dai brasiliani dovrebbe invece far riflettere il mondo intero, rappresentando uno stimolo a far meglio, e più in fretta, per arginare il cambiamento climatico. Ecco qual è la condizione attuale e cosa ci aspetta.

Allarme temperature in Brasile

Le condizioni climatiche riportate a Rio de Janeiro e in quasi tutto il Brasile, sono a dir poco allarmanti. Le temperature oscillano tra i 30 e i 42 gradi, con dei picchi spaventosi di 58 gradi. L’allarme rosso è diventata una sorta di nuova normalità a Brasilia e San Paolo, ad esempio, così come a Minas Gerais, oltre che alla già citata Rio.

Le autorità stanno tentando di tutelare il più possibile la popolazione, al fine di prendere precauzioni contro tali condizioni. Non si tratta soltanto di gestire l’impatto sulla pelle, anzi. È fondamentale restare alla larga dalle zone ritenute particolarmente soggette a incendi.

Non è una previsione, bensì una limitazione dei danni, dopo gli oltre duemila roghi scoppiati a causa delle temperature record. Purtroppo neanche la pioggia giungerà a dare sollievo, considerando come le precipitazioni previste saranno sottoforma di violenti temporali. Si prevede un impatto devastante dopo il grande accumulo di umidità nell’aria.

Anteprima di un futuro prossimo

I meteorologi hanno chiaramente posto in connessione i disastri in Brasile con il cambiamento climatico, che di fatto innalza le temperature, in Sudamerica e non solo, allungando le stagioni. L’Italia ne è un esempio lampante. Dopo aver vissuto un’estate con livelli d’allerta costante, in merito al caldo torrido, soprattutto in certe città, ci siamo ritrovati a fronteggiare alluvioni devastanti. E ora? Ci attende un dicembre simile a ottobre e novembre, ovvero con temperature del tutto fuori stagione.

Non mancheranno venti e piogge, soprattutto in certe parti d’Italia, ma la media di 15 gradi al Sud non può rappresentare la normalità. Tutto ciò si incastra nel quadro previsto dagli esperti, che evidenziano come un trend del genere possa portare a superare non soltanto la soglia di +1.5°C rispetto all’era preindustriale, ma anche i 2 gradi e oltre. Tutto ciò dipinge un futuro prossimo nel quale il numero di morti per caldo estremo sarà quintuplicato.

È prossimo, fissato per il 30 novembre, Cop28. Si tratta della 28esima conferenza mondiale incentrata sull’emergenza climatica. Si attendono con ansia i dati che saranno proposti, ma intanto le Nazioni Unite lanciano un allarme terribile. Troppo poco è stato fatto, nonostante le promesse. Considerando la situazione attuale, gli accordi di Parigi sarebbero ritenuti già irraggiungibili.

Le stime evidenziano come entro la fine del secolo la temperatura salirà tra 2.5°C e 2.9°C. Qualcosa di atroce, a dir poco, considerando come dopo quota due gradi eccedenti l’era preindustriale, ciò che ci attende come specie è di fatto ignoto. Basti pensare che gli scienziati pongono a +1.5°C la soglia limite di “sicurezza”, da non superare assolutamente.

In neanche 80 anni, potremmo di fatto rendere questo pianeta qualcosa di sconosciuto e imprevedibile. Situazioni che i nostri figli avranno modo di vedere, con i nati dal 2020 in poi, i cosiddetti figli del Covid, che si ritroveranno a 60 anni a fronteggiare una Terra totalmente differente da quella che li ha accolti alla nascita, e ancor più quella che ha dato i natali ai loro genitori e nonni.

Nel 2023 abbiamo avuto un terrificante assaggio di come sarà tutto ciò. Quello che verrà confermato essere l’anno più caldo della storia, ha segnato il 17 novembre il superamento momentaneo dei due gradi in più rispetto alla temperatura media globale. Per ben 86 giorni, inoltre, ci si è attestati sopra gli 1.5 gradi. Ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili è l’unica vera arma immediata a nostra disposizione. Non tutto si risolve a questo modo ma consentirebbe al pianeta di tornare a respirare.