Libero
Bistecca di "manzo alternativo": la soluzione per salvare le foreste Fonte foto: iStock
SCIENZA

Bistecca di "manzo alternativo": la soluzione per salvare le foreste

Si tratta di carne che viene da microbi come i funghi, che creano proteine molto più facilmente e senza scarti, riducendo l'impatto dell'allevamento intensivo

Siamo sempre più abituati a vederle sugli scaffali dei nostri supermercati: sono fatte di soia, di tofu, o di ceci. Si tratta delle alternative alla carne, che fanno bene alla salute ma soprattutto all’ambiente. Ora però c’è un’altra opzione, che sembra essere ancora più efficaci: la carne che deriva dai microbi.

La carne fatta di funghi

Non stiamo parlando esattamente di finferli e porcini, ma di microbi e microrganismi che vengono classificati come funghi. Questo perché la proteina microbica – un’alternativa alla carne di manzo che viene coltivata in vasche di fermentazione e che può offrire profili nutrizionali simili o addirittura migliori – ha bisogno di molto meno terra, acqua e risorse rispetto al bestiame.

Ridurre solo di un quinto la quantità di carne di manzo che mangiamo in favore di una “alternativa" fatta da microbi come i funghi, potrebbe dimezzare la deforestazione a livello globale e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e la perdita di biodiversità.

In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, alcuni ricercatori hanno infatti incluso la proteina microbica in un modello informatico che simula l’intero sistema alimentare e agricolo globale. I risultati sono stati sorprendenti, suggerendo che sostituire solo il 20% della carne bovina nelle nostre diete con proteine microbiche entro il 2050 potrebbe comportare una riduzione del 56% della deforestazione annuale in tutto il mondo.

Questo si spiega con un semplice fatto: i microrganismi sono semplicemente molto più efficienti di altri esseri viventi quando si tratta di produrre proteine, perché a loro bastano semplici composti di carbonio e azoto, come lo zucchero e l’ammoniaca. Invece le cellule animali non possono ‘farle’ da zero: convertono una forma di proteina in un’altra, per esempio quella di soia in proteina muscolare.

Questo vuol dire che gli animali producono anche scarti: la produzione di azoto, sotto forma di urina e feci, che inquina fiumi e laghi e genera anche protossido di azoto, un potente gas serra. I microrganismi, invece, sono molto più efficienti e non producono scarti.

Ridurre la carne per salvare il pianeta

L’allevamento intensivo è responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra causate dall’uomo. Più di un quarto delle terre libere dal ghiaccio del pianeta è usato per il pascolo del bestiame, e un ulteriore 33% di tutti i terreni coltivati è usato per produrre cibo per il bestiame. La produzione di carne bovina è il motore numero uno della deforestazione a livello globale.

Nelle simulazioni dello studio pubblicato su Nature, “ridurre la quantità di bovini non fa diminuire solo l’impatto sulla Terra, ma anche le emissioni di metano dalla ruminazione dei bovini e quelle di protossido di azoto dalla concimazione dei mangimi o dalla gestione del letame", spiega Florian Humpenöder, ricercatore a capo dello studio.

Quelle basate sulla fermentazione sono uno dei tre modi in cui si possono produrre alternative alla carne, insieme a quella a base di piante e quella creata in laboratorio: sono il cibo del futuro. Certo, anche la carne che viene dalla fermentazione ha i suoi problemi: il più importante è il fatto che questo processo utilizza bioreattori che hanno bisogno di tantissima energia. Quindi per consumare carne fermentata in larga scala sarà prima fondamentale decarbonizzare completamente i nostri sistemi energetici.

© Italiaonline S.p.A. 2022Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963