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Facebook e Instagram illegali in Russia, WhatsApp resta e Telegram supera

La vita digitale dei russi non è più neanche lontanamente paragonabile a quella precedente all'invasione dell'Ucraina: chiusi Facebook e Instagram, resta WhatsApp ma i russi ormai preferiscono Telegram

Il Roskomnadzor ossia il "Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa" della Federazione Russa ha inserito Facebook e Instagram nella cosiddetta black-list delle società non gradite. In pratica le due aziende di punta di Meta sono state escluse dal registro dei social network che operano su Internet in Russia. E il divieto di operare è stato messo in atto con effetto immediato dal Tribunale russo. La motivazione è che sulle due piattaforme si svolgono "attività estremiste".

Di fatto è stato aperto un procedimento penale contro Meta con l’accusa di "incitamento all’odio razziale". Con questo genere di accusa la Russia in passato, è riuscita a intervenire contro i talebani e poi l’ha estesa ai Testimoni di Geova e fino a Alexei Navalny, l’attivista anticorruzione che fu poi avvelenato. Per rassicurare quanti fino a pochi giorni fa hanno usato sia Facebook, sia Instagram, il Roskomnadzor attraverso un portavoce ha tenuto a precisare che: "L’uso dei prodotti Meta da parte di persone fisiche e giuridiche non deve essere considerato come partecipazione ad attività estremiste. Ma l’acquisto di annunci su questi due servizi potrebbe essere considerato un finanziamento dell’estremismo". L’app di messaggistica WhatsApp resta invece saldamente presente così come l’app concorrente Telegram. Il provvedimento, secondo le stime di Insider Intelligence, riguarda 7,5 milioni di utenti Facebook e 80 milioni di account Instagram.

A Putin non piacciono le policy della moderazione

La questione sui criteri di moderazione adottati da Meta inizia a evidenziarsi agli inizi di Marzo. Infatti sia Facebook, sia Instagram all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, restano presenti nella Confederazione presieduta da Vladimir Putin ma dichiarando che avrebbero oscurato tutte le comunicazioni ufficiali e bloccando le pagine della TV di Stato, delle agenzie di stampa russe RIA Novosti e Zvezda TV, e delle testate Web Lenta.ru e Gazeta.ru. La scelta è stata adottata dopo la richiesta degli ucraini di chiudere Facebook e Instagram.

Nick Clegg responsabile degli Affari Globali di Meta spiegò che Meta non poteva chiudere per non privare i cittadini russi di mezzi di comunicazione e informazione, considerato che proprio su quelle pagine organizzavano le proteste contro Putin. Dunque l’azienda di Mark Zuckerberg optò per la censura dei mezzi di comunicazione ufficiali russi e accusati di fare propaganda.

Secondo Putin, Meta incita alla violenza

Ma accade che se da un lato non si leggono più informazioni dalle fonti ufficiali, dall’altro si leggono messaggi che Meta fa approvare dalle persone addette alla moderazione e che includono post che chiedono la morte del presidente russo Vladimir Putin e del presidente bielorusso Alexander Lukashenko.

Dopo qualche giorno e molte proteste dei russi, le policy della moderazione sono state  riviste e, come riferisce Reuters, Facebook inizia a vietare "gli appelli alla violenza contro i cittadini russi o qualsiasi capo di stato". Ma i buoi erano ormai scappati e la revisione delle regole di moderazione non è servita a impedire la chiusura dei due social nei confini della Russia.

Anche l’attività di Twitter è stata limitata così come Google, accusata di diffondere video falsi di propaganda anti-russa tramite YouTube. Twitter ha lanciato una sua versione Tor per aggirare di fatto controlli e censura.

Telegram supera WhatsApp in Russia

Probabilmente anche a causa della pesante propaganda anti Meta proveniente dai mezzi di comunicazione di massa ufficiali russi, nel territorio della Federazione Russa gli utenti stanno abbandonando anche WhatsApp, anche se non è formalmente vietata, sostituendola con Telegram.

Lo ha rilevato l’operatore di rete locale Megafon, che ha comunicato che l’app di Pavel Durov è passata al 63% del traffico nelle prime due settimane di marzo dal 48% nelle prime due settimane di febbraio. Nello stesso periodo la quota di WhatsApp è scesa al 32% dal 48%.

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