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La stella appena avvistata Fonte foto: NASA/JPL-Caltech/R. Hurt (SSC)
SCIENZA

"Inaspettato e incredibilmente potente": è la prima volta che se ne vede una così

A 13mila anni luce dal nostro pianeta è stata individuata una stella molto particolare dalla superficie completamente solida

In astronomia le "prime volte" sono tra le più emozionanti. Ne è una chiara testimonianza quella che ha riguardato in questi giorni una stella molto particolare che si trova a 13mila anni luce dal nostro pianeta. Uno dei satelliti della NASA, l’IXPE (Imaging X-ray Polarimetry Explorer) ha osservato per la prima volta in assoluto la luce a raggi X polarizzata in una magnetar.

Quest’ultima è meglio nota con il nome scientifico di 4U 0142+61 e si trova nella costellazione di Cassiopea. Anzitutto, va ricordato che una magnetar non è altro che una stella di neutroni in possesso di un campo magnetico davvero enorme (miliardi di volte rispetto a quello della Terra per intenderci).

La luce polarizzata della stella

Tra le particolarità di queste stelle c’è l’emissione di raggi X luminosi e con intervalli non regolari, il tutto impreziosito da lampi e bagliori nel buio. I ricercatori della NASA hanno collaborato con quelli dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Si è scoperto come ci fosse su questa stella una luce polarizzata di intensità inferiore rispetto a quella che ci si immaginerebbe nel caso i raggi X dovessero attraversare un’atmosfera. Come se non bastasse, si è capito che le particelle di luce che emettono il maggior quantitativo di energia sono contraddistinte da un angolo di polarizzazione (dunque la loro oscillazione) capovolto di 90 gradi rispetto a energie più basse.

Gli scienziati, però, sono rimasti maggiormente a bocca aperta quando si sono resi conto che il gas della stella si è solidificato proprio come avverrebbe con l’acqua che diventa ghiaccio. La responsabilità di questo "indurimento" è ancora una volta del già citato campo magnetico della magnetar. Come hanno sottolineato gli astronomi, però, non si deve mettere in secondo piano la temperatura, visto che un gas più caldo potrebbe richiedere un campo magnetico ancora più forte per la solidificazione. Lo studio del fenomeno non è comunque finito e proseguirà nei prossimi anni.

La superficie della stella

In particolare, NASA e ASI vogliono saperne di più sulle stelle di neutroni più calde e con un campo magnetico non molto diverso da quello appena osservato. In questo modo si approfondirà il collegamento tra la temperatura e il campo stesso, oltre alla superficie della stella. Per spiegare ancora meglio la portata di questa scoperta, gli scienziati hanno tirato in ballo niente meno che la teoria quantistica. In base a quest’ultima, la luce che si propaga in un ambiente magnetizzato viene polarizzata in due direzioni, una parallela e l’altra perpendicolare al campo magnetico. Questo dettaglio è fondamentale proprio per determinare lo stato di una materia in prossimità della stella.

Con un quantitativo molto alto di energia, invece, le particelle di luce dovrebbero essere polarizzate in maniera perpendicolare rispetto al campo magnetico, così da inclinare l’oscillazione di 90 gradi. La crosta solida della magnetar dovrebbe essere caratterizzata da ioni uniti insieme dal campo magnetico, con atomi non sferici ma allungati nella direzione dello stesso. C’è una buona speranza di capire in breve tempo se stelle di questo tipo abbiano o meno delle atmosfere, a quel punto il dibattito su un argomento tanto intrigante sarebbe davvero completo.

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