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L'ISS può funzionare anche senza i russi? Gli scenari dello spazio

Il modulo russo fornisce i sistemi di propulsione e mantiene l'orbita della ISS: la NASA cerca alternative, ma il lavoro sulla ISS prosegue normalmente

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La ISS senza i russi è possibile? Fonte foto: 123RF - pitinan

La Roscosmos ha appena fatto sapere di essere “scettica sull’estensione delle operazioni sulla ISS oltre il 2024”. La NASA, che aveva appena dichiarato di voler prolungare la vita della Stazione Spaziale fino al 2030, starebbe cercando delle soluzioni per continuare le attività in orbita “senza l’aiuto dei russi”.

Cosa succede tra Roscosmos e NASA

La rottura tra Roscosmos e le agenzie spaziali di Stati Uniti ed Europa viaggia su diversi fronti, ognuno triste a modo suo. Ieri sono stati diffusi dal Direttore Rogozin in persona dei video che mostravano gli operai russi intenti a coprire le bandiere degli altri Paesi dal fianco di una Soyuz, la capsula sovietica che da quasi sessant’anni è il caposaldo dell’esplorazione umana dello spazio.

La Soyuz che è oggi attraccata sulla ISS, per esempio, era al 146° volo con equipaggio, e ha portato sulla Stazione Spaziale due cosmonauti russi e Mark Vande Hei, astronauta della NASA che sta battendo il record di permanenza sulla Stazione Spaziale.

Rogozin ha anche dichiarato ieri di voler interrompere la vendita dei motori RD-180 e RD-181 agli Stati Uniti, rispettivamente in uso sull’Atlas V di ULA e sul razzo Antares di Northrop Grumman. Per farsi un’idea, l’Atlas V è il razzo che ha spedito il rover Perseverance su Marte, mentre Antares è stato spesso usato per lanciare la nave rifornimento Cygnus verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Nel dichiarare l’interruzione delle vendite, Rogozin ha detto: “che volino sui loro manici di scopa”, cosa che ha fatto infuriare praticamente chiunque, Elon Musk compreso – che ha commentato appena dopo l’atterraggio del primo stadio di un Falcon 9 in missione per Starlink: “i nostri manici di scopa funzionano benissimo”.

Negli scorsi giorni è stato sospeso il programma di lanci da Kourou che vedeva unite Esa e Roscosmos, e l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti non sarà al comando della ISS come inizialmente previsto – ma svolgerà le funzioni di comandante del segmento USOS, che comprende moduli e componenti di Usa, Europa, Canada e Giappone.

Secondo la direttrice del programma di volo umano della NASA, Kathy Lueders, è possibile ipotizzare di mantenere la Stazione Spaziale Internazionale anche senza l’aiuto dei russi, ma certo “sarebbe un triste giorno quello in cui non potremmo continuare a operare in pace nello spazio”.

La ISS può funzionare senza il segmento russo?

Secondo Lueders, la NASA starebbe cercando di valutare il possibile apporto di compagnie private, in testa SpaceX e Northrop Grumman, per poter eventualmente sostenere le attività della Stazione Spaziale Internazionale anche senza l’aiuto dei russi.

“Senza l’aiuto dei russi”, però, non è cosa da poco quando si parla di ISS; e non soltanto per una questione storica, perché il primo modulo ad essere lanciato è stato il russo Zarya, ma anche per via di come è stata strutturata la ISS nel corso degli anni. Modello e ispirazione per la cooperazione tra i Paesi del mondo, la Stazione Spaziale è composta di un segmento russo, il ROS, e di un segmento orbitale statunitense costruito ed equipaggiato dalle agenzie spaziali di USA, Europa, Canada e Giappone.

Mentre il segmento USOS produce l’energia che alimenta la stazione, il segmento russo si occupa del controllo di volo e del mantenimento dell’orbita della Stazione Spaziale Internazionale. Il modulo russo Zvezda, in particolare, che la NASA stessa definisce “la pietra miliare per i primi abitanti umani della Stazione”, ospita i controlli di volo e i sistemi di propulsione della Stazione.

Senza il segmento russo, alla ISS mancherebbero dei “motori”: Lueders si riferisce a questo, quando afferma che “i ragazzi di SpaceX stanno valutando la possibilità di fornirci più capacità di spinta orbitale”. E non basteranno, con ogni probabilità, i propulsori delle navette attraccate alla Stazione per sostituire Zvezda.
La NASA, in realtà, avrebbe pronto da anni un sostituto temporaneo per Zvezda, l’Interim Control Module, ma stando alle ultime notizie ci vorrebbero circa due anni e mezzo per adeguarlo al compito e lanciarlo verso la ISS, dando per scontato che un Falcon 9 possa farlo.

Le operazioni nello spazio, comunque, procedono normalmente: “non abbiamo avuto alcuna indicazione lavorativa su eventuali mancanze da parte dei nostri collaboratori”, ha assicurato Lueders.

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