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Perché si dice bug informatico?

Il bug, un errore al codice sorgente di un programma, è un termine che cominciò a essere utilizzato in ambito informatico a partire del 1947

Bug, probabilmente avrete sentito nominare più volte il suo nome. I meno giovani si ricorderanno quando, a cavallo tra il 31 dicembre del 1999 e il primo gennaio del 2000, il mondo rimase con il fiato sospeso a causa di quello che è stato definito il Millennium Bug. Ma cosa è un bug?

Si tratta di un errore compiuto durante la scrittura di un programma. Uno sbaglio che poi finisce di alternare il corretto funzionamento di un software oppure di un componente hardware. Un bug può non solo limitare le operazioni di un dispositivo, ma nei casi più gravi rischia di mandare in crash completamente la macchina. Ci sono diversi tipi di bug, ovviamente. Alcuni sono risolvibili semplicemente con un aggiornamento. Ecco perché è necessario, come consigliano molti esperti in sicurezza informatica, scaricare gli ultimi update. Gli hacker sono abili a trovare un bug e a utilizzarlo per colpire i device delle vittime.

L’origine del termine

Abbiamo spiegato a grandi linee cosa è un bug. Ma perché si dice così? Chi conosce l’inglese sa benissimo che bug è una parola che letteralmente significa piccolo insetto. Il termine in ambito informatico cominciò a essere utilizzato proprio per via di un insetto. Nel 1947 Grace Hopper, all’epoca un tenente della Marina statunitense, stava cercando di capire per quale motivo il Mark II, un computer elettromeccanico, non funzionasse. Smontando l’elaboratore, la Hopper si rese conto che la causa del guasto era una falena. L’insetto, infatti, si era incastrato tra i circuiti, impedendo al Mark II di operare correttamente.

L’ammiraglio statunitense sul diario di lavoro scrisse, era il 9 settembre del 1947, “First actual case of bug being found”, ossia “Primo caso reale di ritrovamento di un bug”,  incollando la falena sul diario.

E fu così che la locuzione cominciò a essere utilizzata per indicare un errore informatico. La Hopper, comunque, non fu la prima a usare il termine per indicare un guasto tecnico. Nel 1878 Thomas Alva Edison, il famoso inventore americano, in una lettera parlò dei bug per descrive i difetti sopraggiunti durante le sue invenzioni.

Dal bug deriva anche un altro termine, sempre utilizzato in campo informatico: debugging. Si tratta di un processo di controllo attraverso cui gli sviluppatori, dopo aver scritto un programma, verificano che nel codice sorgente non ci siano degli errori.

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