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SCIENZA

Segnali alieni dal cielo, la nuova ricerca: siamo soli nello Spazio?

E se non fossimo soli nell'Universo? Per rispondere a questa annosa domanda, un gruppo di scienziati ha deciso di avviare un progetto il cui fine ultimo è quello di captare segnali alieni nello Spazio

L’agente Fox Mulder, protagonista di X-Files (serie tv cult degli anni Novanta), non perdeva occasione per ribadire che the truth is out there, ovvero che la verità è la fuori. E sì, Mulder si riferiva proprio alla presenza di forme di vita aliene nello Spazio, portando avanti la sua battaglia nel credere che non siamo soli nell’universo. Naturalmente la serie tv è puro sci-fi, ma chi non si è mai chiesto se, da qualche parte, nelle profondità del cosmo, non ci siano creature senzienti?

Dunque, se questa domanda ha almeno una volta attraversato la mente di ognuno di noi, è piuttosto ovvio il fatto che anche (e soprattutto) gli scienziati continuino a porsela e a lavorare per ottenere una risposta. E questo lavoro, diciamolo pure, non si è mai fermato e ha di recente raggiunto uno dei suoi punti più alti con la nascita di un progetto volto proprio a cercare di captare eventuali segnali provenienti da forme di vita evolute nell’Universo.

Il progetto BLIPSS

Il progetto in questione si chiama Breakthrough Listen Investigation for Periodic Spectral Signals (BLIPSS) ed è nato dall’impegno di un team di scienziati guidato dall’astronomo Akshay Suresh della Cornell University. Suresh e la sua squadra sono partiti da quella che potrebbe sembrare una domanda molto semplice, ovvero: se ci fosse davvero da qualche parte nel cosmo una civiltà aliena abbastanza avanzata, dove rivolgerebbe i suoi segnali per comunicare o farsi trovare da altre civiltà?

La risposta a questa domanda ha (chiaramente) richiesto innumerevoli studi e approfondimenti e Suresh ha deciso, per cominciare, di ridurre il campo di ricerca alla sola Via Lattea. Così, insieme ai collaboratori, ha individuato la posizione migliore: il Centro Galattico, ossia il centro rotazionale della nostra galassia, che si trova a circa 7900 ± 430 parsec dalla Terra, in direzione della costellazione del Sagittario.

Non vedere, ma ascoltare

Pur essendo consapevoli che il Centro Galattico è e resta un luogo molto particolare e con un’attività frenetica (è ricco di ogni sorta di stelle e carico di dense e spesse nubi di polvere e gas) gli scienziati hanno deciso di rivolgere tutti i loro strumenti e di indirizzare ogni loro sforzo verso quella specifica posizione. Secondo Suresh e la sua squadra, il Centro Galattico è infatti uno dei punti migliori della nostra galassia per inviare segnali ampi e ripetuti, che possono essere ascoltati da ogni punto della Via Lattea.

Ascoltare, appunto, perché è questo il senso del progetto BLIPSS: prestare orecchio, analizzando ogni suono proveniente dal Centro Galattico con un software open-source sviluppato ad hoc e interamente basato sull’algoritmo Fast Folding Algorithm (Ffa), ritenuto particolarmente efficiente nella ricerca di segnali periodici a banda stretta. L’obiettivo del software è rintracciare e amplificare questo tipo di segnali, che potrebbero essere messaggi provenienti da intelligenze extraterrestri.

Il progetto BLIPSS è stato già avviato e ha passato al setaccio moltissimi segnali, basandosi anche sui dati raccolti dai radiotelescopi più importanti e produttivi del mondo compresi il Murriyang a Parkes in Australia e il Green Bank Telescope. Come previsto, però, non sono ancora stati trovati “messaggi”: occorrerà attendere diversi anni per riuscire davvero a interpretare tutti i dati.

La lunga attesa

Durante questa lunga attesa, però, gli scienziati del team di Suresh lavoreranno per affinare la ricerca. Le prime prove del progetto BLIPSS hanno dimostrato l’efficacia del software e l’intera squadra è convinta che il suo utilizzo in futuro, anche con parametri diversi, porterà a grandi risultati. C’è inoltre da considerare che i suoni provenienti dal Centro Galattico sono molto, molto caotici e disordinati e tirare fuori un segnale artificiale dalla naturale cacofonia emanata da questo spazio così peculiare è davvero uno sforzo monumentale.

Anche per questo, lo studio del team di Suresh è aperto a qualsiasi studioso voglia cimentarsi nella conduzione della propria analisi: lo studio, pubblicato sul The Astronomical Journal mette a disposizione degli esperti ogni particolare della ricerca e del funzionamento del software.