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SCIENZA

Sono state tradotte le prime parole di un papiro che non è stato letto per quasi 2.000 anni

Dopo secoli d'attesa, finalmente possiamo leggere la prima parola dei papiri di Ercolano, carbonizzati e quindi troppo fragili per poter essere srotolati.

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Papiri di Ercolano Fonte foto: 123RF

La tecnologia fa passi da gigante, e rende possibili cose che fino a pochi anni fa sembravano veri e propri miracoli: stavolta la “magia” è avvenuta in ambito archeologico, grazie alla scoperta di una semplice parola, nascosta in un papiro carbonizzato e troppo fragile per poter essere srotolato. Che cosa significa? La storia è davvero affascinante, scopriamola insieme.

I papiri di Ercolano, un fragile miracolo

Nel ‘700, alcuni archeologi stavano lavorando agli scavi che hanno riportato alla luce la splendida villa di Pisone, il suocero di Giulio Cesare. L’antica dimora romana, rinvenuta sotto strati di cenere e lava raffreddata, si trovava ad Ercolano ed è stata distrutta dalla violenta eruzione del Vesuvio del 79 d.C. All’interno di uno degli ambienti della villa, gli esperti hanno ritrovato circa 800 pergamene, probabilmente appartenenti alla biblioteca personale del filosofo Filodemo, che per un periodo è stato al servizio di Pisone.

Si tratterebbe di un tesoro preziosissimo, tra cui potrebbero trovarsi antichi testi classici greci o latini che credevamo ormai perduti per sempre. Naturalmente, già all’epoca della scoperta la curiosità era immensa: gli scienziati hanno tentato di srotolare uno dei papiri, ma l’estremo stato di degrado ne ha provocato l’immediato sgretolamento. La carta è infatti carbonizzata, ed è veramente fragilissima. Da quasi 2.000 anni, dunque, questi papiri giacciono arrotolati senza alcuna possibilità di svelare il loro contenuto che potrebbe rivelarsi così importante. E se ci fosse uno stratagemma per “leggere” ciò che vi è scritto all’interno?

Così leggeremo i papiri carbonizzati

Il mistero dei papiri carbonizzati di Ercolano ha catturato l’attenzione di tantissimi scienziati, che si sono ingegnati nel tentativo di trovare una soluzione per poter leggere il loro contenuto. Il professor Brent Seales, un informatico dell’Università del Kentucky, è forse colui che ci è andato più vicino sinora: usando la tomografia computerizzata, è riuscito a scannerizzare alcuni rotoli e, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, a decifrare una delle parole in essi vergate con inchiostro composto da carbone e acqua. Un compito davvero difficile, visto che carbone e acqua sono presenti anche nel tessuto dei papiri stessi.

Seales si è subito reso conto che sarebbe stato quasi impossibile riuscire da solo in questo compito, perché la scansione permette solamente di individuare le lettere sparse qua e là all’interno del papiro, e quindi occorre in seguito dar loro un ordine ben preciso. Così ha deciso di indire un vero e proprio concorso, mettendo a disposizione i suoi software a chiunque volesse tentare la fortuna. E lo scorso agosto 2023, un giovane studente di informatica di nome Luke Farritor si è aggiudicato un premio di 40mila dollari per essere riuscito per primo ad individuare una parola di senso compiuto.

Si tratta di “porphyras”, che in greco significa “viola”, ed è ovviamente ancora impossibile inserirla in un qualunque contesto. Ma il professor Seales è fiducioso che presto ciò avverrà: è sua convinzione che i papiri di Ercolano ci sveleranno tutti i loro segreti. Già 1.500 persone stanno lavorando sui rotoli carbonizzati, forse con l’obiettivo di aggiudicarsi una bella somma di denaro, o forse per la bruciante curiosità di scoprire cosa celino al loro interno. La nuova sfida consiste nel recuperare almeno quattro passaggi separati di 140 caratteri (la stessa lunghezza di un tweet), e i fortunati potranno ottenere un premio di 700mila dollari.

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