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Strani segni sul terreno, antichissimi: forse hanno scoperto cosa sono

Studiando antichi segni sul terreno rinvenuti da strumenti ad alta quota, gli archeologi hanno scoperto qualcosa di sorprendente sulle civiltà mesoamericane.

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Le civiltà mesoamericane erano estremamente affascinate dalla volta celeste e dagli incredibili spettacoli che spesso questa riservava: affinando le loro abilità nello scrutare le stelle e i pianeti, furono in grado di stilare un calendario astronomico che venne utilizzato per molti secoli. Il primo di cui siamo a conoscenza risale ad un periodo compreso tra il 300 e il 200 a.C., ed è un calendario di 260 giorni. Ma ora gli archeologi hanno studiato alcuni segni trovati sul terreno, scoprendo che probabilmente questo calendario è di almeno 500 anni più vecchio di quanto credevamo.

Scoperta la prova sulle vere origini del calendario astronomico

Il calendario così come lo conosciamo oggi ha antichissime origini: già i Maya ne possedevano uno basato sul periodo di rivoluzione della Terra attorno al Sole, corrispondente a circa 365 giorni. Ma le civiltà mesoamericane ne avevano anche uno rituale, utilizzato per profezie e divinazioni. Si tratta di un calendario di 260 giorni – periodo che corrisponde alla durata della rivoluzione di Venere attorno al Sole, ma anche alla gestazione media di una donna -, di cui si trovano testimonianze molto antiche.

Fino a poco fa, la prova dell’esistenza di tale calendario che affonda le radici più indietro nel tempo era rappresentata dal glifo di un cervo rinvenuto nei murales di San Bartolo, nella giungla del Guatemala. Questi frammenti murali sono databili ad un periodo compreso tra il 300 e il 200 a.C. Ma di recente gli archeologi hanno trovato una testimonianza ancora più antica, e tutto grazie ad alcuni strani segni sul terreno. Individuati mediante l’utilizzo del LIDAR, una tecnica di telerivelamento impiegata anche ad alta quota, questi segni rappresentano altrettante strutture mesoamericane appartenenti ad antichi complessi cerimoniali.

La scansione laser aerea ha permesso agli esperti di scoprire i resti di 415 edifici costruiti dagli Olmechi e dai Maya, tutti situati in un’ampia area a sud del Golfo del Messico. Un trio di ricercatori internazionali, provenienti dal Centro di Ricerca dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti, dall’Università dell’Arizona e dalla Colgate University, ha deciso di analizzarli a fondo. E quello che ne è emerso ha del sorprendente: dall’alto, è apparso subito chiaro che i complessi cerimoniali erano allineati in modo tale da rappresentare un calendario di 260 giorni.

Il primo calendario astronomico è più antico di quanto pensavamo

Secondo lo studio pubblicato su Science Advances, gli edifici in questione furono costruiti tra il 1.100 e il 750 a.C.: ciò sposta indietro nel tempo di almeno 500 anni la vera origine del primo calendario astronomico mesoamericano. Come è avvenuta questa scoperta? Analizzando le rovine dei complessi cerimoniali, gli scienziati hanno notato un allineamento in direzione est-ovest che li accomunava tutti. Tale allineamento permetteva di segnare il sorgere e il tramontare dei vari corpi celesti in date particolari, tra le quali vi era un periodo di tempo corrispondente ad un calendario di 260 giorni.

“I nostri risultati sono coerenti ipotizzando che la regione olmeca della costa del Golfo del Messico e delle aree adiacenti fu lo scenario principale per il primo sviluppo del sistema del calendario mesoamericano e dell’architettura monumentale orientata astronomicamente” – si legge nello studio. Probabilmente, il calendario di 260 veniva impiegato per coordinare le attività agricole stagionali e pianificare di conseguenza gli adeguati rituali sacri, fondamentali per la vita quotidiana delle civiltà mesoamericane.

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