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Come un'enorme tempesta solare potrebbe devastare il nostro Pianeta

Una tempesta solare devastante potrebbe distruggere la nostra rete internet ed elettrica: la Terra sarebbe molto diversa

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Tempesta solare Fonte foto: 123RF

Le tempeste solari rappresentano un tema di relativo poco interesse per il pubblico, almeno allo stato attuale. Nel prossimo futuro, però, il peggioramento delle condizioni generate da queste potrebbe spingere tanti a fare i conti con la realtà.

Si tratta di una spada che pende sopra il nostro capo e prima o poi potrebbe cadere e trafiggere il cuore della Terra, distruggendola. Una prospettiva prossima? No di certo, ma permane il rischio concreto di fronteggiare una catastrofe per la nostra società nel corso di questa generazione.

Tempeste solari, addio internet

Una gigantesca tempesta solare potrebbe distruggere la rete internet globale entro un decennio. Ecco un allarme che non può essere preso alla leggera. Circola dal 2021, in ambito pubblico, e fa riferimento a uno studio condotto da Sangeetha Abdu Jypthi, ricercatore presso l’Università della California.

Nei suoi documenti si parla di uno “tsunami solare”, che potrebbe travolgerci e, senza le necessarie precauzioni (a patto che si possano attuarne di adeguate), provocherà un black-out delle comunicazioni web. Un salto indietro nel tempo che, nell’economia odierna, rappresenterebbe uno scenario apocalittico.

L’esperto spiega come l’umanità dovrebbe preparare in maniera adeguata le proprie infrastrutture internet per le future tempeste solari, che saranno sempre più potenti. Sembra così pendere su di noi una seconda minaccia web dopo quella illusoria del Millennium Bug.

La nostra stella segue un ciclo naturale di attività di 11 anni, che si misura dal minimo al massimo, con macchie solari, tempeste ed eruzioni. Il 25esimo ciclo solare registrato ha avuto inizio a dicembre 2019, il che vuol dire che ci stiamo dirigendo verso il picco, atteso intorno al 2025. Ci si dovrà preparare per un insieme di effetti, come problemi alle comunicazioni e, al tempo stesso, magnifiche aurore boreali e australi.

Occorre però prepararsi al peggio, con riferimento ai fenomeni di espulsioni di massa coronale, ovvero le tempeste solari. La prima registrata colpì gli Stati Uniti nel 1859. Da allora è nota come “evento di Carrington”. Se oggi dovesse scagliarsi sugli Stati Uniti, si prevedono perdite di energia per 20-40 milioni di persone per un totale di almeno 2 anni. Uno scenario che richiederebbe una spesa compresa tra i 600 miliardi e i 2,6 trilioni di dollari. È tempo di pianificare le nostre difese, agendo in fretta in vista del prossimo picco d’attività, ovvero dopo il 2030.

La fine della Terra

Una tempesta geomagnetica estrema è più comune di quanto si possa pensare. Lo dimostra il fatto che una, devastante, abbia di poco sfiorato la Terra nel 2012, ricadendo al di fuori dei calcoli degli scienziati in termini di previsioni.

Il New Yorker ha pubblicato un’interessante analisi, che mette insieme dettagli rilevanti sui possibili avvenimenti. Alcuni scienziati ritengono che esista una probabilità del 12% circa che una tempesta di questo tipo, devastante appunto, colpisca la Terra nel prossimo decennio.

Uno dei grandi nomi nel campo degli studi meteorologici spaziali è Daniel Baker, oggi diretto del Laboratory for Atmospheric and Space Physics e in passato capo divisione al Goddard Space Flight Center della NASA: “Non voglio essere eccessivamente allarmista ma debitamente allarmista”. Ha spiegato come il sistema di energia di massa sia sottofinanziato e stia invecchiando. La domanda però aumenta, per la crescita della popolazione e, in generale, per l’aumento del consumo.

La rete continua a operare in maniera pericolosamente vicina al punto di stress massimo. Per questo motivo non potrà assorbire lo stress aggiuntivo di una tempesta solare devastante.

In potenza, tutto potrebbe avvenire da un momento all’altro, senza i necessari avvisi. La natura funziona così, proprio come lo spazio, ovviamente, e i nostri programmi da semplici umani valgono nulla.

Il problema di fondo è che una catastrofe, dovesse concretizzarsi, potrebbe mettere fuori uso quello che Baker chiama il nostro “bozzolo cyber elettrico”. Ciò vuol dire che anche le nostre risposte globali sarebbero ritardate, in alcuni casi, eliminate in altri.

La verità è che il nostro sistema ha bisogno di elettricità. Le nostre risposte si basano su questa, guardando agli aeroporti, le ferrovie, le pompe di benzina, i semplici semafori. Una tempesta di livello devastante potrebbe trovarci del tutto impreparati e dare il via, chi sa per quanto, a uno scenario apocalittico, con Paesi isolati tra loro e una grave difficoltà nel tutelare l’ordine che oggi, in parte, ci tiene al sicuro in casa.

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