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Trovate tracce organiche in un enorme cratere su Cerere

Trovate tracce di sale all'interno del cratere di Urvara, su Cerere: il pianeta nano potrebbe avere una "riserva" sotterranea di acque salate

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Tracce organiche su Cerere Fonte foto: iStock - Дмитрий Ларичев

Cerere è l’asteroide più grande della fascia principale del Sistema Solare. Scoperto nel 1801 e considerato a lungo un pianeta, è il più grande tra i corpi celesti – perlopiù asteroidi di forma irregolare – che si affollano nella regione compresa tra le orbite di Marte e Giove.

La missione della sonda Dawn è stata la prima a raggiungere Cerere, nel 2015, ed è da alcune osservazioni effettuate dalla sonda della NASA che prende avvio lo studio appena pubblicato su Nature Communications.

L’impatto che sconvolse Cerere

Cerere è l’unico asteroide del sistema interno classificato come pianeta nano: con un diametro intorno ai 1000 chilometri, Cerere rappresenta da solo oltre il 30% dell’intera massa della fascia principale degli asteroidi.

Si pensa possa essere sopravvissuto al primo periodo di formazione del Sistema Solare, in cui i protopianeti della fascia vennero espulsi da Giove oppure si fusero a formare i pianeti. Conoscere la sua composizione interna, quindi, può costituire un primo passo per comprendere meglio i meccanismi di formazione e di evoluzione del Sistema Solare nelle prime fasi della sua esistenza.

Lo studio appena pubblicato si concentra sulle osservazioni del bacino di Urvara, un cratere largo 170 chilometri che è tra i più grandi presenti su Cerere e che si è formato in seguito a un impatto avvenuto circa 250 milioni di anni fa. Secondo gli scienziati, le caratteristiche dell’impatto fanno pensare che nel cratere di Urvara sia possibile individuare tracce di materiali che originariamente si trovavano fino a 50 km di profondità e che oggi si possono rilevare lungo le pareti scoscese del bacino.

“L’origine di questo materiale è importante” spiega Andreas Nathues del Max Planck Institute “perché è più recente della formazione del cratere”. Le analisi condotte sui dati raccolti dalle strumentazioni a bordo della sonda Dawn, continua Nico Schmedemann, “rivelano che le diverse aree del cratere hanno diverse età”.

E non si tratta di differenze di poco: si arriva a 100 milioni di anni di scarto, da un lato all’altro della grande formazione su Cerere, il che “suggerisce l’esistenza di processi che durarono molto a lungo, dopo la formazione del cratere”.

Tracce di sali e composti organici

Il bacino di Urvara è dunque un punto d’osservazione molto privilegiato su quello che avvenne nella fascia principale degli asteroidi prima che il nostro Sistema Solare assumesse la forma che conosciamo.

Indagando più a fondo la composizione del cratere, gli scienziati hanno scoperto la presenza di sali lungo il costone centrale del cratere, sali che sarebbero originati nel cuore del pianeta nano per risalire in superficie in seguito all’impatto che provocò la formazione del bacino. Nel cuore di Cerere, quindi, potrebbe esserci una riserva di sali o acqua salata.

“Le origini e la formazione di composti organici su Cerere rimane un’interessante questione aperta” spiega Guneshwar Thangjam dell’India’s National Institute of Science Education and Research “che ha potenziali implicazioni con l’astrobiologia e con l’abitabilità”.

Cerere è da sempre nei sogni della fantascienza una casa degli uomini al confine del Sistema Solare interno: Asimov ci piazzò una base astronomica; Niven, nel Ciclo dello Spazio conosciuto, la sede del Governo della fascia degli asteroidi; un episodio della storica serie Ai confini della realtà mise su Cerere una colonia penale in mezzo al deserto.

Fu per Cerere che fu coniato, nel 1802, il termine “asteroide”, e i sogni di una colonizzazione umana del pianeta nano della fascia non sono mai realmente svaniti.

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