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È unico nel suo genere: è passato accanto alla Terra

Un asteroide a dir poco particolare: questo corpo celeste lungo più di tre volte la sua larghezza è passato vicino alla Terra e gli astronomi sono riusciti a osservarlo

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L'asteroide unico nel suo genere che ci ha quasi sfiorati Fonte foto: NASA/JPL-Caltech

Ancora un record negli ampi spazi della volta celeste, ancora una scoperta per chi guarda il cielo da quaggiù: un asteroide oblungo, nello specifico uno degli asteroidi più allungati mai visti dagli scienziati, è stato immortalato grazie al lavoro del Deep Space Network della NASA.

Il particolarissimo corpo celeste si è avvicinato alla Terra quel tanto che è bastato per permettere un’osservazione approfondita e per riuscire a mettere a fuoco la sua strana forma: sebbene, infatti, non vi fosse alcun rischio di impatto, gli scienziati ne hanno seguito il cammino fin quando non è scomparso dai radar.

L’asteroide oblungo e il suo avvicinamento

L’asteroide, chiamato 2011 AG5, è stato identificato nel corso di una serie di osservazioni radar che si sono svolte dal 29 gennaio al 4 febbraio 2023. Le osservazioni in questione hanno coinvolto tutti gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA nel sud della California, uno dei laboratori più antichi e attrezzati per osservare il cielo.

In effetti, durante il periodo in oggetto, sono stati raccolti moltissimi dati riguardanti le orbite di alcuni corpi celesti e l’attività energetica di una serie di stelle. Non era però prevista “l’improvvisata” di 2011 AG5, che nella notte fra il 2 e il 3 febbraio si è trovato proprio a transitare di fronte a uno degli strumenti in uso, l’Eyes on Asteroid, che sfrutta i più aggiornati metodi scientifici per aiutare a visualizzare le orbite di asteroidi e comete attorno al Sole.

Le caratteristiche dello strano asteroide

Grazie all’Eyes on Asteroid gli scienziati della NASA hanno potuto osservare l’asteroide che stava sorvolando la Terra in tutta sicurezza: si trovava infatti a 1,8 milioni di chilometri dal nostro pianeta, poco meno di cinque volte la distanza tra la Luna e la Terra. La prima cosa che è stata rilevata è stata la lunghezza, tre volte più grande della sua larghezza, cosa che lo rende un asteroide da record proprio per la sua forma oblunga.

Poi, grazie agli altri strumenti del Jet Propulsion Laboratory, è stato possibile notare la presenza di una grande e ampia concavità in uno dei due emisferi dell’asteroide e una serie di sottili regioni, alcune più scure e alcune più chiare, che potrebbero indicare un diametro di poche decine di metri. Inoltre, secondo i dati raccolti, la sua superficie è estremamente scura, come il carbone, e il corpo celeste ruota in maniera molto lenta rispetto agli altri asteroidi: ci impiega ben nove ore per fare un giro completo.

2011 AG5 e i suoi segreti

2011 AG5, come dice il nome, è stato scoperto nel 2011. Tuttavia, quando è stato trovato per la prima volta si pensava fosse lungo e largo 500 metri e ben proporzionato. Solo oggi, grazie al suo avvicinamento e ai potenti strumenti della NASA, è stato possibile attestare il suo record e scoprire com’è fatto per davvero. Secondo Lance Benner, scienziato a capo del Jet Propulsion Laboratory, l’asteroide è il più allungato fra i 1.040 oggetti vicini alla Terra osservati dal radar planetario fino a oggi.

Eppure, questa scoperta non è la più importante: «È più interessante ricordare che, poco dopo la sua scoperta, 2011 AG5 era stato etichettato come asteroide potenzialmente pericoloso e anche se con il passare degli anni il suo livello di rischio si è ridotto, fino a oggi era comunque considerata probabile la possibilità di un impatto futuro», ha detto Benner.

Proprio grazie alle ultime osservazioni, però, i segreti dell’asteroide sono stati rivelati: «in realtà, proprio per merito dei dati che abbiamo raccolto – continua Benner – oggi possiamo davvero escludere tutte le possibilità di uno scontro fra 2011 AG5 e la Terra. In più, con queste nuove misurazioni, possiamo, dopo accurati studi, dire anche esattamente dove si troverà l’asteroide nel futuro. E sì, sarà molto lontano da noi».

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