Libero
SCIENZA

In Calabria aumentano gli avvistamenti di parrocchetti, perché sono considerati specie “aliene”?

La loro specie è considerata invasiva e "aliena", ma perché l'aumento di parrocchetti dal collare sta facendo preoccupare gli esperti? E in cosa consiste l'allarme?

Si sta facendo un gran parlare, nell’ambito dell’ecologia e della preservazione degli ecosistemi, dell’aumento esponenziale fra i monti della Calabria dei parrocchetti dal collare. Questi volatili, apparentemente comuni, ricordano i pappagallini tanto diffusi su tutta la Penisola. Eppure, sono un pericolo: come mai?

In poche parole, la presenza di quelli che sembrano degli innocui pappagalli potrebbe essere devastante per buona parte dei territori che stanno invadendo. Questo perché si tratta di una specie “aliena”. Ma no, non immaginatevi implicazioni fantascientifiche.

Cosa sono i parrocchetti dal collare?

Gli esemplari di cui stiamo parlando sono volatili esotici generalmente colorati di verde, con una coda che tende all’azzurro e una sottocoda gialla. Sono lunghi circa 40 centimetri, hanno gli occhi gialli e presentano una mandibola inferiore nera e una mandibola superiore rossa con la punta nera.

Come abbiamo già detto, ricordano un po’ i parrocchetti comuni e proprio per questo possono passare inosservati. Da qualche tempo però sono stati avvistati in grande quantità in Calabria, in particolare nella Sila, mentre si alimentavano dei frutti presenti nel periodo invernale sugli alberi dei kaki.

L’ampia presenza di questi uccelli ha fatto sì che gli esperti iniziassero ad analizzarli, ed è così che si sono accorti, appunto, che si tratta di parrocchetti dal collare (Psittacula Krameri), una specie che generalmente vive nell’Africa Centro Settentrionale e in Asia e che in Italia era apparsa solo in aree cittadine, altamente urbane o antropizzate.

Perché si tratta di una specie aliena?

Proprio per via della loro comune area di diffusione e appartenenza, i parrocchetti dal collare sono specie aliene, note anche come alloctone o esotiche-invasive. Queste specie di animali sono quelle che per qualche ragione vengono trasferite al di fuori del loro habitat naturale d’appartenenza.

L’introduzione avviene generalmente a causa dell’uomo, sia volontariamente che involontariamente. Per questa ragione, molte associazioni stanno sempre più facendo leva sulla richiesta di azioni che puniscano l’introduzione di specie “aliene” sul territorio italiano, specie se non regolamentate e detenute in modo approssimativo.

I danni del parrocchetto dal collare

Generalmente, proprio perché si trovano al di fuori del loro areale naturale, le specie aliene cominciano a comportarsi in maniera aggressiva con quelle autoctone, a riprodursi velocemente, a espandersi e a cercare di nutrirsi quanto più possibile. L’inserimento del parrocchetto dal collare in aree diverse da quelle in cui prolifera generalmente comporta una serie di contro non di poco conto.

Per intenderci, questi volatili sono già noti in Italia per i danni che hanno arrecato in alcune zone agricole, gli stessi danni che per il momento stanno interessando la Calabria. Generalmente, questi uccelli si muovono anche nelle nostre aree urbane, ma di fatto nella Sila si sta riscontrando un visibile spostamento nelle zone a vocazione agricola. Ciò significherebbe la distruzione di parte dei raccolti, la competizione con volatili autoctoni e la loro diffusione incontrollata.

Ad aumentare gli spostamenti naturali verso le zone agricole sono anche le temperature in aumento, che sembrano incoraggiare i volatili a cercare collocazioni diverse da quelle antropizzate. Le associazioni specializzate (come la LIPU) stanno comunque tenendo d’occhio l’evolversi della situazione.