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Terremoto Campi Flegrei, cosa sappiamo del nuovo sciame sismico e cosa potrebbe succedere

Ancora terremoti ai Campi Flegrei ma il Vulcano non c'entra: ecco i rischi attuali, soprattutto connessi alla concentrrazione dei gas

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Lo sciame sismico dei Campi Flegrei non offre tregua ai locali, tutt’altro. Il 7 maggio ha avuto inizio una nuova fase di scosse di terremoto, con la maggiore pari a 3.7 di magnitudo. Tutto ciò vuol dire che il temuto vulcano sta per esplodere? Niente affatto. L’area è sotto controllo e quanto sta avvenendo si collega al bradisismo, ovvero al fenomeno vulcanico che vede il suolo innalzarsi e abbassarsi periodicamente.

Terremoto ai Campi Flegrei

Ancora scosse di terremoto nell’area della Solfatara e non solo. L’ultima nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 maggio, di magnitudo 2.9, seguito delle due del 10 maggio, con magnitudo 3.6 e 3.7. Come detto, l’innalzamento e abbassamento del suolo è alla base di tutto ciò. Nella fase ascendente si possono registrare sismi molto frequenti e di notevole magnitudo. È proprio questa la parte del processo nella quale ci si trova ora. Ad aprile il terreno si è sollevato di 2,5 cm in appena 21 giorni.

La cifra è sorprendente, considerando come rappresenti quasi il doppio rispetto a quanto rilevato dall’Osservatorio Vesuviano nel corso dei mesi precedenti. Un mese da record, per il quale non c’è di certo da festeggiare. Un nuovo picco dall’ultima crisi bradisismica, che risale al 2005. In tutto sono state rilevate 1252 scosse, con appena 5 fortunatamente superiori a 3 di magnitudo.

Solfatara, rischi ed evacuazione

È naturale interrogarsi sui potenziali rischi. L’area è costantemente sotto controllo e Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha spiegato come l’energia rilasciata non sia ai livelli di fine 2023 o della crisi del 1982-1984. A ciò si aggiunge il fatto che sia stata ampiamente negata una problematica connessa alla risalita magmatica.

In caso di variazioni concrete, ci saranno comunicazioni tempestive. Si metteranno poi in atto i protocolli ben evidenziati nell’esercitazione del 22 aprile scorso, che si ripeterà anche il 30 e 31 maggio, e ancora a ottobre 2024.

A quello vulcanico e bradisismico, però, si aggiunge un terzo rischio nell’area dei Campi Flegrei. È legato alle emissioni di tre gas: biossido di zolfo, biossido di carbonio e acido solfidrico. Il piano sanitario della Regione Campania sottolinea come, sulla base delle informazioni attuali, non sia possibile “prescindere dalla considerazione di un rischio chimico di esposizione per una contaminazione diffusa e non nota a priori in termini quantitativi dell’aria ambiente”.

Non è scattato un vero e proprio allarme, sia chiaro, ma si mira a organizzare la prevenzione collettiva. Si valuta dunque la qualità dell’aria e, in ultima analisi, non si esclude “l’allontanamento in zona sicura”.

Il piano prevede l’eventualità di un trasferimento di 1506 soggetti in ospedali, cliniche e residenze per anziani. Un capitolo del documento, aggiornato allo scorso 14 aprile, sottolinea come ben si conoscano gli effetti sulla saluta e la sintomatologia correlata ai tre gas, con diversi livelli di concentrazione.

Ad oggi non ci sono state “significative variazioni dei parametri, pur confermando i trend di riscaldamento e pressurizzazione del sistema idrotermale”. Lo scenario resta preoccupante, dal momento che i livelli di concentrazione dei gas non sono prevedibili. L’esposizione simultanea a composti in miscela, sottolinea il piano, così come il rapporto di composizione dei tre gas, non è noto e non è costante. Ad oggi sono in corso indagini che mirano ad approfondire le cause chiave dei livelli di accumulo anomali.

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